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15 aprile 2026 - Aggiornato alle 18:20
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Il caso

Il fuoco incrociato delle toghe sulle Stragi. L'amarezza del legale dei figli di Borsellino: «La verità è un diritto»

La richiesta di archiviazione sul dossier mafia-appalti come movente degli eccidi del 1992 è solo un fatto tecnico. Per i pm di Caltanissetta il quadro è davvero chiaro e puntano il dito sugli ex colleghi

15 Aprile 2026, 14:38

14:40

Via d'Amelio

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Ci sono dei buchi nella stagioni delle Stragi. Delle voragini. E in questo fossato si annidano anche veleni e divisioni. Anche se la verità è materia collettiva, bene comune. Anzi bene supremo. L'eccidio di Paolo Borsellino è al centro di molti filoni d'inchiesta. E quella su mafia-appalti: il dossier che in concomitanza di tangentopoli avrebbe permesso di scardinare un modo di fare politica in Italia. Una politica di connivenze, compromessi e zone grigie. La procura di Caltanissetta ha chiesto al gip di archiviare le indagini che collegano via D'Amelio all'inchiesta delicata del Ros. E quelle carte sono finite nelle mani dei familiari del giudice. «Ho cominciato a leggere la richiesta di archiviazione. Al di là degli apprezzamenti vergognosi in essa contenuti verso i figli del giudice Borsellino e captati nel corso delle intercettazioni, vorrei rassicurare tutti che a muovere la famiglia è solo il diritto sacrosanto di conoscere la verità. Ci tengo a dire però una cosa: chi pensa di commemorare i morti del 1992 facendo finta che ieri non è successo nulla, dovrà rispondere alla propria coscienza», il commento sui social è dell'avvocato Fabio Trizzino, marito di Lucia Borsellino, anche legale dei figli del giudice ammazzato dalle bombe del 19 luglio 1992.

Ma al di là della richiesta di archiviazione i pm di Caltanissetta guidati dal procuratore Salvo De Luca sono convinti che dietro le Stragi ci sia l'indagine sulle infiltrazioni mafiose nel mondo degli appalti dietro le stragi del '92. Archiviare il fascicolo a carico di ignoti è solo un fatto tecnico perché i magistrati nisseni - lo ripetono più volte nelle 380 pagine mandate al giudice delle indagini preliminari - su cosa abbia portato all’uccisione di Falcone e Borsellino hanno un quadro abbastanza completo. Il dossier sarebbe stato il movente. E il fascicolo doveva essere polverizzato. Per De Luca e i pm nisseni si sarebbe lavorato poco e male sull'informativa del Ros. Eppure da Massa Carrara gli input c'erano stati: accertare il coinvolgimento dell'imprenditore Antonino Buscemi e del Gruppo Ferruzzi almeno fino al 1997 nella spartizione degli appalti a Cosa Nostra.

La procura di Caltanissetta punta il dito su tre toghe: Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli, entrambi indagati per favoreggiamento alla mafia (il fascicolo a loro carico, a differenza di quello a carico di ignoti, è ancora aperto) e l'ex capo della procura Pietro Giammanco, nel frattempo deceduto. «Non diciamo che anche il magistrato migliore non possa fare errori - ha detto De Luca - Il punto è che in tutta questa vicenda ci troviamo di fronte a pm di eccezionale livello professionale, ma tutti gli errori vanno nella stessa direzione e cioè verso l’impunità di Buscemi e dei vertici di Ferruzzi che operavano in Sicilia».

Natoli ha respinto tutte le accuse, ma per De Luca sono tesi concordate con l'ex collega, ora senatore del M5S, Roberto Scarpinato, che è tra i commissari dell’Antimafia. Scarpinato a sua volta ha replicato: «La maggioranza di centrodestra e il procuratore di Caltanissetta De Luca hanno stravolto il ruolo della commissione Antimafia, trasformandola in un luogo in cui svolgere processi paralleli al di fuori delle aule di giustizia, senza il vaglio preventivo di alcun giudice e senza le garanzie minime di contraddittorio per indagati che, in totale spregio della presunzione di innocenza, vengono additati alla pubblica opinione come colpevoli di fatti gravissimi, cogliendo l'occasione per tentare di screditare altri magistrati mai indagati».

Le indagini intanto vanno avanti: come sulla sparizione dell'agenda rossa o su altre piste (da quelle nere a massoniche). E l'auspicio è che la verità si possa trovare. Perché 34 anni sono davvero troppi.