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15 aprile 2026 - Aggiornato alle 23:50
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il caso

Casa del Jazz, il sottosuolo tace: la verità su Adinolfi non è qui, trovati solo ossa di animali e bottiglie

Gli scavi nei cunicoli dell'ex villa del "cassiere" della Banda della Magliana non rivelano presenza di resti umani. Sfuma la pista sotterranea per ritrovare il magistrato scomparso

15 Aprile 2026, 18:40

18:50

Casa del Jazz, il sottosuolo tace: la verità su Adinolfi non è qui, trovati solo ossa di animali e bottiglie

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Villa Osio, dove d’estate riecheggiano i concerti e la città celebra la rinascita di un bene sottratto alla mafia, si sperava di far luce su uno dei misteri più cupi e dolorosi d’Italia.

Il sottosuolo della Casa del Jazz, invece, ha restituito solo silenzio e un’inchiesta archiviata con esito negativo.

Gli scavi nei cunicoli dell’ex residenza appartenuta a Enrico Nicoletti, storica figura indicata come il "cassiere" della Banda della Magliana, si sono chiusi con un verdetto inequivocabile: nessuna traccia umana, soltanto resti di animali e alcune bottiglie.

Le ricerche, avviate nel novembre 2025 con l’impiego del georadar e la partecipazione in prima linea della Polizia Scientifica e del Ris dei Carabinieri, miravano a far chiarezza sulla scomparsa del magistrato romano Paolo Adinolfi.

Svanito la mattina del 2 luglio 1994, dopo essersi recato tra il Tribunale civile, la banca e la Corte d’Appello, Adinolfi seguiva procedimenti delicati, in particolare fallimentari, spesso collocati nelle zone di confine tra economia e criminalità organizzata.

L’ipotesi che il suo corpo, o indizi utili anche per altri grandi casi irrisolti della Capitale, come quello di Emanuela Orlandi, potessero celarsi in quel reticolo sotterraneo aveva spinto le autorità a un’esplorazione scrupolosa.

Nel corso dei mesi, alle operazioni — dense di aspettative e di significato civile — hanno assistito anche i familiari del giudice scomparso e l’ex magistrato Guglielmo Muntoni.

Il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, che ha coordinato la Prefettura nelle attività, ha definito questi accertamenti tecnici un "atto doveroso" per non lasciare zone d’ombra.

Dopo la repertazione dei campioni e la verifica dei frammenti ossei rinvenuti nelle gallerie, i laboratori hanno spento ogni suggestione: le ossa sono di origine animale e le bottiglie non offrono elementi in grado di imprimere una svolta investigativa.

La notizia ridimensiona così le attese e chiude la fase più sensibile di questa inchiesta.

La conclusione dei rilievi non attenua, tuttavia, la potente dicotomia e il valore simbolico del luogo. In superficie, la Casa del Jazz è una vittoria delle istituzioni: un parco di 25.240 metri quadrati restituito alla collettività, divenuto un polo musicale di primo piano capace di attrarre 25 mila spettatori nella sola estate del 2023.

Nel ventre di Roma, in quei tunnel sondati metro per metro, ha continuato invece a gravare l’ombra dei segreti cittadini.

La risposta tecnica odierna è cruciale per la cronaca giudiziaria: sottrae terreno alle leggende metropolitane e pone un argine alle fantasie.

Ma se i sotterranei di Villa Osio si sono rivelati un vicolo cieco, il caso di Paolo Adinolfi resta, a tutti gli effetti, un enigma ancora aperto nella memoria della città.