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la svolta

Niscemi, la frana, i progetti rimasti nei cassetti e quattro presidenti di Regione indagati: cosa sappiamo sull'inchiesta della Procura di Gela

I pm vogliono fare luce sui sedici anni di immobilismo e dei milioni inutilizzati: in tutto tredici le persone sotto inchiesta tra ex governatori, dirigenti e appaltatori per omissioni nelle opere di mitigazione, nella gestione delle acque e nei mancati sgomberi che hanno preceduto l'evento

15 Aprile 2026, 20:19

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Niscemi, la frana, i progetti rimasti nei cassetti e quattro presidenti di Regione indagati: cosa sappiamo sull'inchiesta della Procura di Gela

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Sedici anni di immobilismo, interventi mai realizzati, milioni rimasti inutilizzati e obblighi contrattuali disattesi: è il quadro tracciato dalla Procura di Gela nell’inchiesta per disastro colposo aperta dopo la frana di gennaio che ha messo in ginocchio Niscemi.

Era noto da almeno tredici anni, sin dal primo grande smottamento del 1997, che la collina su cui sorge il centro storico avrebbe prima o poi ceduto; eppure nessuno è intervenuto per scongiurare il peggio.

Un’accusa pesante che il pool di magistrati coordinato dal procuratore Salvatore Vella muove a tredici indagati: i quattro presidenti della Regione dal 2010 a oggi — Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci, oggi ministro della Protezione civile, e Renato Schifani, attualmente in carica —, i vertici della Protezione civile regionale nell’ultimo sedicennio, diversi funzionari della Regione e la legale rappresentante dell’Ati che si era aggiudicata la gara per le opere di mitigazione, mai avviate.

“Ripongo massima fiducia nel lavoro della magistratura, convinto che accerterà i fatti in tempi brevi. Affronto questa situazione con tranquillità, consapevole di aver sempre operato con correttezza e senso delle istituzioni”, ha dichiarato Schifani. Sulla stessa linea Lombardo. Crocetta, in una nota, ha sostenuto che nei suoi cinque anni a Palazzo d’Orléans nessuno lo avrebbe informato della situazione di Niscemi: “Se non si è a conoscenza di un fatto come è possibile essere ritenuto omissivo?”. Musumeci, che all’indomani della frana aveva denunciato “storiche inefficienze”, parla di un atto dovuto da parte della magistratura: “Vado avanti a testa alta”.

Nel corso di un incontro con la stampa sugli sviluppi di un’indagine di evidente interesse pubblico, Vella ha delineato l’impianto investigativo, articolato in tre fasi.

La prima — svolta con il contributo dei consulenti della Procura, della polizia giudiziaria e dei tecnici, un lavoro “di squadra” — riguarda la mancata esecuzione delle opere che avrebbero potuto prevenire l’evento o attenuarne gli effetti, oltre al mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio. Il periodo oggetto di approfondimento va dal 2010 al 2026: dalla risoluzione del contratto con l’Ati — che, dopo l’aggiudicazione e l’approvazione del progetto esecutivo, avrebbe dovuto realizzare interventi per 12 milioni di euro — fino al disastro di gennaio. Il contratto, sottoscritto nel 2009, fu risolto nel 2010 per gravi ritardi; seguì nel 2013 un tentativo di transazione (definito anomalo alla luce della risoluzione già dichiarata) e, nel 2016, una nuova conferma della risoluzione. Poi, il nulla. Esito: lavori inesistenti e fondi ancora nelle casse regionali.

La seconda fase d’inchiesta verterà sui mancati interventi di raccolta e regimentazione delle acque bianche e nere, individuate sin da subito come fattore di innesco del fronte di frana. Questo capitolo dovrà chiarire eventuali responsabilità del Comune e dei gestori del servizio idrico.

Il terzo filone riguarda la “zona rossa”: sia l’area interessata dall’evento del 1997 sia le porzioni prossime al ciglio della frana, già classificate a rischio molto elevato nella relazione della commissione tecnica nominata con ordinanza della Presidenza del Consiglio. Perché non sono stati eseguiti gli sgomberi e le demolizioni previsti? E sono state autorizzate opere che non avrebbero dovuto ricevere il via libera? Interrogativi ai quali la Procura tenterà di dare risposta nei prossimi mesi.