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16 aprile 2026 - Aggiornato alle 01:28
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Il ricorso

Termovalorizzatori, nel ricorso contro la Regione adesso entra anche Europa Verde: «Impianti sproporzionati»

Il movimento politico interviene "ad adiuvandum" nel procedimento avviato dall'associazione Rifiuti Zero Sicilia contro il Piano regionale dei rifiuti urbani

15 Aprile 2026, 23:40

Svelati i termovalorizzatori di Palermo e Catania. «Entro il 2026 l'avvio dei lavori»

Il termovalorizzatore che sorgerà a Bellolampo, Palermo

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C’è una nuova parte in causa contro i termovalorizzatori. In vista dell’udienza al Tar, fissata per il 29 aprile, sul ricorso dell’associazione Rifiuti Zero Sicilia contro il Piano regionale dei rifiuti urbani della Regione Siciliana, interviene “ad adiuvandum” nel giudizio il movimento politico Europa Verde Sicilia.

Secondo Europa Verde, il rapporto ambientale del Piano rifiuti «non descrive proposte alternative, né illustra le ragioni per le quali la soluzione prescelta sarebbe preferibile rispetto ad altre opzioni». E cioè: in nessuna parte la Regione avrebbe considerato la possibilità che i due inceneritori di Catania e Palermo la cui progettazione è aggiudicata, potessero essere sostituiti da altri interventi. «Il difetto non è formale ma sostanziale: è mancata la comparazione tra opzioni, l’essenza della Vas (Valutazione ambientale strategica)».




«La pretesa “necessità” di due grandi termovalorizzatori da 300.000 tonnellate/anno ciascuno risulta falsata a monte, perché deriva da una rappresentazione in eccesso del rifiuto residuo effettivamente disponibile per la combustione». In particolare, sottolinea il ricorso, non sarebbero state considerate le capacità di diversi impianti di conferimento capaci di alleggerire il flusso dei rifiuti. Come l’impianto per pannolini di Messina, capace di trattare cinquemila tonnellate non avviate all’incenerimento.

«Il vizio - prosegue il ricorso - non può essere derubricato a semplice “svista”: esso incide sul cuore stesso della pianificazione, perché gonfia artificialmente i flussi residui e rende più “necessari” impianti terminali che potrebbero invece risultare sproporzionati ove il recupero di materia fosse stimato correttamente».