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18 aprile 2026 - Aggiornato alle 09:50
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Trasporti

Porti siciliani paralizzati per il terzo giorno, Bella: «Restiamo fermi fino a quando non ci convocheranno a Roma»

Gli autotrasportatori in protesta per il caro carburante, chiedono l'uso del "tesoretto" ETS e minacciano lo sciopero ad oltranza in assenza di convocazioni governative

16 Aprile 2026, 09:08

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Porti siciliani paralizzati per il terzo giorno, Bella: «Restiamo fermi fino a quando non ci convocheranno a Roma»

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Terzo giorno di fermo in tutti i porti siciliani per la protesta degli autotrasportatori per il caro carburanti e al momento la situazione sembra non essere destinata a sbloccarsi.

«Nessuna convocazione da parte del ministero per risolvere il nostro problema nonostante i continui solleciti e nonostante l'intervento del presidente Schifani per chiedere al ministero di incontrarci», afferma Salvatore Bella segretario del Comitato trasportatori siciliani, che ieri, al porto di Catania, ha presieduto una conferenza stampa per spiegare i motivi della protesta. «Questo ci fa capire quanto a cuore abbia la Sicilia il governo di Roma, ma noi siamo determinati e intendiamo continuare anche ad oltranza perché nessuno ci può obbligare a lavorare in perdita. Resteremo fermi sempre nei nostri parcheggi in attesa di questa benedetta convocazione», dice Bella. «Stamane abbiamo ricevuto una convocazione, come Consulta, da parte dell'Assessorato Infrastrutture e Mobilità, avente all'ordine del giorno "iniziative per ridurre l'impatto della crisi in Medio Oriente". Saremo presenti all'incontro ma sappiamo che la Regione Siciliana non può risolvere il problemi che hanno causato il fermo dei servizi di autotrasporto deliberato dal Comitato Trasportatori Siciliani». 

Il blocco dell'autotrasporto sta già generando una psicosi che sta facendo registrare, a Catania e in tutta la provincia, lunghe file ai distributori di carburante, presi d’assalto da automobilisti terrorizzati di poter restare a piedi.

La protesta interessa principalmente i porti collegati con navi di tipo ro-ro (specializzate per il trasporto di merci su ruote, quali camion, auto, rimorchi). Al centro della mobilitazione, spiega il portavoce regionale del Comitato trasportatori siciliani, Salvatore Bella - ha spiegato ieri - ci sono i costi ritenuti insostenibili per le imprese del settore. «Ci fermiamo perché non possiamo più andare avanti con il costo della polizza d’imbarco, che ormai ha raggiunto 600 euro in più rispetto a quanto era prima. Non siamo più nelle condizioni di viaggiare. La nostra è una protesta pacifica - sottolinea - non facciamo blocchi stradali, non facciamo presìdi, quindi c’è la libera circolazione. Possono passare i carburanti, possono passare tutte le merci. Noi siamo fermi nei nostri piazzali, non andiamo a scaricare le navi».

Se scontro c’è per il Comitato trasportatori siciliani, «è con il governo Meloni e non con quello Schifani, che ha concesso fondi comunque insufficienti. La protesta durerà fino a sabato, ma se non ci saranno risposte dal Governo, ci fermeremo ad oltranza - aggiunge Bella -. Apprezziamo quello che hanno fatto la Regione Siciliana e il presidente dell’Ars Galvagno, che ci ha convocato offrendoci un pacchetto da dividere con agricoltori e pescatori, un pacchetto di 25 milioni di euro da poter utilizzare per contribuire ad abbassare il costo del biglietto della nave. Però non ci bastano, a noi servono 100 milioni l’anno per quello che rappresentiamo».

Bella chiede di prendere i soldi dal “tesoretto” delle quote Ets: «Sono somme che già ci sono, perché paghiamo le quote Ets, cioè le quote che pagano gli armatori per non inquinare il Mediterraneo e che poi loro puntualmente ribaltano su di noi autotrasportatori sotto forma di costo della polizza d’imbarco. Quindi quel “tesoretto”, che è di quasi 500 milioni di euro, abbiamo chiesto a Salvini di utilizzarlo per gli autotrasportatori siciliani e sardi, perché sono soldi nostri, soldi che abbiamo pagato noi. Perché non devono essere utilizzati per calmierare il prezzo del biglietto, considerando che, a causa anche del caro gasolio, è aumentato ancora di più.

«Sulla possibilità che il comitato sia ricevuto dal ministro Salvini, noi già da giorni solleviamo la questione. A parte il fatto che questo è un problema vecchio, quindi un problema che al Ministero ben conoscono e che Salvini conosce, così come il viceministro Rixi, perché più volte abbiamo interloquito con lui - dice Bella -. Ci hanno chiamato solo lunedì scorso dicendo che c’era una possibile convocazione, ma la convocazione l’hanno fatta per le associazioni nazionali. Noi non c’entriamo niente, perché siamo dissociati. Loro non rappresentano i nostri problemi dell’Isola, ma rappresentano questioni diverse dalle nostre», aggiunge Bella. Che ieri, dal porto, ha dato rassicurazioni dirette ai gestori della Grande distribuzione organizzata regionale.

Nel quadro dello sciopero in corso nel settore dell’autotrasporto, interviene anche Assotir (Associazione italiana imprese di trasporto), che ha scritto alle associazioni dell’autotrasporto presenti nel Comitato centrale dell’Albo «per verificare - si legge nella missiva - modalità e contenuti con cui esprimere, nei confronti delle istituzioni e della pubblica opinione, l’allarme rosso proveniente dalla categoria, che sta esaurendo le proprie capacità di resistenza, e le conseguenze devastanti per l’intero Paese, qualora l’attività dei trasportatori dovesse venire interrotta». Tra le proposte di Assotir, fissare per legge l’incidenza del gasolio sulle tariffe, aggiornamento settimanale dei corrispettivi, credito d’imposta adeguato, attivazione di un tavolo con i committenti e intervento dell’Antitrust.