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16 aprile 2026 - Aggiornato alle 12:54
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Nell'Agrigentino

Anziana va in ospedale ma muore a casa dopo le dimissioni: indagini sulla lunga attesa e sulla carenza di organico

La donna, 78 anni, aveva accusato problemi respiratori. La Procura ha aperto un fascicolo e si indaga sulle sette ore d'attesa e sulla carenza di personale

16 Aprile 2026, 12:43

12:50

Anziana va in ospedale ma muore a casa dopo le dimissioni: indagini sulla lunga attesa e sulla carenza di organico

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È stata accompagnata in ospedale, perché aveva problemi respiratori, ma i medici nel corso della visita non avrebbero riscontrato niente di preoccupante, tant'è che dopo gli accertamenti è stata dimessa. Una volta tornata a casa dopo qualche ora il suo cuore ha cessato di battere. Il personale medico, accorso tempestivamente, ha potuto soltanto constatare l'avvenuto decesso.

Così è morta una pensionata settantottenne, Antonina Ragusa, di Raffadali ma residente ad Aragona. Nei minuti successivi alla tragedia si sono diradati gli angosciosi dubbi se si sia trattato di un improvviso ed inevitabile malore oppure si poteva agire in modo differente per evitare il dramma. Certo è che la donna si è recata al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, dove a detta dei figli è stata dimessa, prima di spegnersi nella sua abitazione.

I familiari, sotto choc e in preda alla rabbia, hanno presentato una denuncia ai carabinieri della Stazione di Aragona per un presunto caso di malasanità. La Procura della Repubblica di Agrigento, subito notiziata dell’accaduto, ha aperto un fascicolo d’inchiesta, attualmente a carico di ignoti, per appurare cosa abbia determinato il decesso e se vi sono state o meno responsabilità mediche.

«La paziente è stata visitata dopo circa 7 ore dal suo arrivo al nosocomio», hanno raccontato i figli della donna in sede di denuncia. I militari hanno raggiunto la struttura sanitaria e come primo passaggio investigativo hanno proceduto al sequestro della cartella clinica che adesso verrà esaminata minuziosamente. Per prima cosa si cercherà di capire quale sia stata la causa di morte. Al momento non è stato disposto alcun esame autoptico. Sull’intera vicenda, comunque, c’è il massimo riserbo da parte di investigatori e inquirenti.

La settantottenne – da una prima ricostruzione dell’accaduto – a bordo di un’ambulanza si è presentata al presidio sanitario per dei problemi respiratori che non le davano tregua da ore. Entrata nella sala dei medici – dopo una lunga attesa – è stata sottoposta a visita, al termine della quale, la decisione di procedere alle dimissioni. Dopo alcune ore appena tornata a casa, però, le condizioni sono precipitate ed inutile è stato il tentativo di rianimarla. L’Autorità giudiziaria, nelle prossime ore, potrebbe iscrivere nel registro degli indagati i medici che si sono occupati della donna una volta varcata la soglia del pronto soccorso. Si tratta di una prassi di rito, indispensabile anche a garanzia degli stessi sanitari. Perché anche a loro dovrà essere data la possibilità di partecipare all’eventuale ed irripetibile esame autoptico. Proprio questo accertamento potrebbe stabilire cosa sia effettivamente accaduto e perché l’anziana è deceduta. Da chiarire anche «quelle 7 ore di attesa prima di essere visitata». Una problematica mai risolta quella delle lunghe attese al pronto soccorso di Agrigento, spesso causate da affollamento, carenza di personale e accessi impropri. Ogni giorno, decine di pazienti rimangono in attesa di assistenza o di esami diagnostici, spesso bloccati in accettazione o ammassati nei corridoi, senza poter essere trasferiti nei reparti di competenza. E si ritrovano ad attendere anche cinque – sei ore solo per ottenere i risultati degli esami. Più di una volta sono saltati i nervi all’utenza. C’è una cronica mancanza di personale sanitario. Da tempo è stato chiesto di incrementarlo ad oggi con scarsi risultati, e i pochi medici in servizio fanno quello che possono.