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L'estate a rischio a Palermo e provincia: quasi la metà del litorale vietato ai bagnanti
Ecco le coste che bisogna evitare fra aree portuali, inquinamento, fiumi e riserve; controlli mensili dal 1° maggio.
Niente bagni nel mare sul 40 per cento circa delle coste della provincia. La stagione balneare inizierà il primo maggio, mentre in tanti stanno già approfittando dei pochi giorni con alte temperature per i primi tuffi. Ma città e provincia si preparano ad entrare nel vivo della stagione calda con circa 75 chilometri di litorale giudicate non balneabili su una stima approssimativa di 200 chilometri totali: quasi la metà. Il dato emerge dal report annuale dell’assessorato regionale alla Salute che, tramite il Dipartimento attività sanitarie ed osservatorio epidemiologico, effettua analisi nei laboratori delle Asp provinciali.
L’interdizione di una zona, però, può arrivare per diversi motivi, non solo per cause di inquinamento: alcune aree infatti risultano vietate poiché portuali o industriali, interessate alle immissioni di canali, torrenti, fiumi o depuratori, vincolate da oasi o parchi naturali o infine per motivi generici di sicurezza o studio.
Sono 38 i chilometri non utilizzabili dalla cittadinanza perché inseriti in aree portuali, dal capoluogo a Termini Imerese. Poi, però, la nota dolente: circa 15 chilometri sono interdetti causa inquinamento, secondo le ultime analisi effettuate. Si tratta di una fascia costiera racchiusa tra Sferracavallo (zona Barcarello) e Termini Imerese (zona Bragone). Tra i due punti intercorrono tra le 40 e 50 km di coste, la cui misurazione però risente dell’elevata presenza di promontori frastagliati che ne impediscono una corretta stima.
Le zone non balneabili comprendono poi non solo Palermo e Termini Imerese, ma tutti i comuni limitrofi come Ficarazzi, Bagheria, Santa Flavia, Casteldaccia, Altavilla Milicia e Trabia. Palermo è il comune con più tratte vietate a causa dell’inquinamento, non solo a Sferracavallo. Anche una parte di Mondello, pur misurando 300 metri, sarà interdetta per quest’estate. Si tratta di un punto già negli anni scorsi soggetto a tale divieto e a variazioni batteriologiche, prossimo al Ferro di cavallo, collettore di acque piovane che sfocia proprio nel mare di Mondello.
Poi i quasi 4 chilometri che vanno dal molo Sant’Erasmo all’inizio della Bandita, zona che si interseca quasi con i comuni di Villabate e Ficarazzi, che da anni versa in uno stato di abbandono. Infine, in città, anche la porzione del Lido Olimpo in via Messina Marine.
In provincia quasi alla pari Casteldaccia e Trabia: il primo comune possiede 1,8 chilometri di mare proibito all’altezza di contrada Celso, mentre il secondo 1,6 tra porto e la zona dello svincolo autostradale.
I rilevamenti per la balneabilità vengono fatti solitamente a ridosso dell’inizio della stagione estiva, per poi ripetersi almeno a cadenza mensile durante i mesi interessati. I parametri presi in considerazione sono differenti, vanno dalla presenza di batteri (microbiologici) a parametri chimico-fisici quali trasparenza, temperatura e salinità. I controlli mensili servono anche a garantirne il possibile ripristino nel caso in cui i parametri siano nuovamente allineati alle norme vigenti. Da ciò deriva anche il contrario: se una zona risulta balneabile all’inizio dei rilievi, potrebbe essere vietata nel corso della stagione.
Gli ultimi dati provinciali completano poi il quadro: circa 14 chilometri non sono balneabili a causa di torrenti o fiumi, 2 chilometri per motivi di sicurezza generica (ad esempio fenomeni franosi) e 6 chilometri perché parte di riserve o parchi (Ustica, Isola delle Femmine, Capo Gallo).