la sentenza
L'interdittiva che fa tremare un sistema a Caltanissetta: Tar di Palermo respinge il ricorso di Eco Clean
Legami di parentela e cointeressenze economiche con esponenti mafiosi giustificano il provvedimento, respinta la prevenzione collaborativa
Il Tribunale amministrativo di Palermo ha respinto il ricorso della Eco Clean, la società raggiunta lo scorso 25 gennaio da informativa interdittiva emessa dalla prefettura di Caltanissetta.
La società, che prevalentemente svolge servizi di pulizia e disinfezione per conto di privati, è amministrata da Emanuele Bruzzaniti, il cognato di Giuseppe Dell’Asta che sarebbe l’ideatore del “pizzo con fattura” (è stato condannato in primo grado e si attende l’avvio del procedimento di secondo grado) e indagato anche per “l’usura con fattura” ai danni di un autotrasportatore di Caltanissetta la cui azienda, nel frattempo, è stata dichiarata fallita.
I giudici amministrativi, nel motivare il rigetto, evidenziano che la prefettura nissena ha sollevato la questione perché «c’è un’inequivoca compromissione dell’impresa, derivante dai rapporti di parentela e di frequentazione (anche in tempi recenti) con soggetti appartenenti a consorterie mafiose, oltre che dalle riscontrate cointeressenze economiche-imprenditoriali, elementi tutti acquisiti nel pieno rispetto del principio del contradditorio».
Secondo quanto è stato rilevato con i motivi della sentenza di primo grado per l’estorsione, sia Dell’Asta che Giovanbattista Vincitore sono «“vicini” al ricorrente», cioè ad Emanuele Bruzzaniti - che per il suo lavoro nell’ente pubblico ha ricevuto dei riconoscimenti per la dedizione al lavoro - il cui ruolo «nella vicenda è assolutamente rilevante in chiave di prevenzione antimafia».
Secondo i giudici del Tar di Palermo «la Prefettura ha ricostruito un quadro d’insieme (autonomo e distinto, secondo i caratteri del diritto della prevenzione, rispetto all’ambito di valutazione del giudice penale), all’interno del quale, secondo la logica del più probabile che non, l’impresa appare fortemente esposta al pericolo di condizionamento mafioso». E anche la società prevalentemente svolge un servizio per conto di privati, questo dato è «recessivo rispetto all’esigenza di tutela dell’ordine pubblico economico e del circuito legale delle attività commerciali».
Bocciata, anche, l’ipotesi di un provvedimento di prevenzione collaborativa, uno strumento quest’ultimo che viene adottato con norme recenti. Non è escluso che la società adesso provveda a presentare ricorso al Consiglio di giustizia amministrativa. Ma può anche decidere di non andare avanti.
Nel procedimento il Ministero dell’Interno (Ufficio territoriale del Governo di Caltanissetta) era rappresentato dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato. Il collegio giudicante era costituito dal presidente Salvatore Veneziano, dal consigliere Francesco Mulieri e dal primo referendario, estensore, Pierluigi Buonomo.