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18 aprile 2026 - Aggiornato alle 07:05
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Amat, il dg Caminiti verso l’addio tra ferie e pensioni. È scontro sui nuovi dirigenti e sul piano industriale

Il direttore generale verso l'uscita anticipata, critiche a esternalizzazioni e affidamenti

18 Aprile 2026, 06:30

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Amat, il dg Caminiti verso l’addio tra ferie e pensioni. È scontro sui nuovi dirigenti e sul piano delle esternalizzazioni

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Che sia in procinto di saltare il calibro più grosso della già striminzita dirigenza di Amat, ridotta all’osso, cioè a quattro unità contro le dodici in pianta organica, è certo. Da vedere è il come. Il direttore generale Domenico Caminiti fissa il ritorno in pensione a dicembre ma intanto, dovendo smaltire circa 170 giorni di ferie non godute, potrebbe salutare già dal primo maggio. Il suo contratto, scaduto il 30 novembre 2025, era stato prorogato per 18 mesi per una cifra, parrebbe, tra i 40 e i 50mila euro oltre allo stipendio, ma potrebbe definitivamente finire il 30 novembre venturo. Si tratterebbe dunque di proroga dall’1 novembre 2025 al 30 novembre 2026, ma in azienda le interpretazioni non sono tutte uguali.

Il momento, affrontato ieri in cda, è da tempesta perfetta, mentre i sindacati - tutti - trovano una storica occasione di allineamento unitario e chiedono, nella nota inviata ieri l’altro dalle segreterie di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Cobas Trasporti, Faisa Cisal, Ugl e Orsa, un «incontro urgentissimo» al sindaco, ai capigruppo e alla governance aziendale sui temi del contratto di servizio, ancora rinviato alle calende greche (il 30 giugno) e soprattutto del piano industriale. Il documento, ancora da aggiornare e da far approdare in consiglio comunale, contiene, nella versione finora elaborata, punti di polemica rovente, a partire dall’apertura giuridica e pratica alle esternalizzazioni di alcuni servizi non in perdita, a partire da rimozione e sosta a pagamento. La chiave di sblocco sarebbe una clausola che rimuove il divieto di subconcessione e nelle scorse settimane la circostanza era saltata all’occhio della terza commissione consiliare. La presidente Sabrina Figuccia della Lega aveva chiesto lumi sulle «potenziali esternalizzazioni di servizi non in perdita».

A essere “esternalizzato” sarebbe comunque l’intero impianto del piano, secondo i sindacati e un’altra capogruppo, Concetta Amella del M5s, che ha diffuso una nota di analogo tenore. Le sigle denunciano l’intenzione di «affidare l’aggiornamento a una società di consulenza con ulteriori sprechi di risorse pubbliche». Affidato all’esterno, al Dems dell’Università, intanto, con determina di cda del primo aprile, anche il “supporto tecnico-gestionale” per i bandi interni per il reclutamento di sei figure dirigenziali: importo, seimila euro. Coda, questa, della vicenda relativa alle revoche degli avvisi precedentemente pubblicati, nella temperie dell’altra revoca condita da polemiche e denunce - segnatamente l’esposto della capogruppo di Oso Giulia Argiroffi contro il presidente Giuseppe Mistretta - dei cinque incarichi ad interim nel frattempo disposti nel luglio scorso. E a finire nell’occhio del ciclone, con un’interrogazione della stessa Argiroffi con il collega Ugo Forello, sul perché dell’assenza di un avviso pubblico, sul costo complessivo e sui criteri di scelta, è adesso un altro incarico: quello dato e prorogato all’avvocato Chiara Romano Contorno, al costo di 40mila euro a semestre (quindi 80mila) per affari legali e cospicuo contenzioso, «più eventuali oneri». Anche qui c’entra la grana dirigenti: sono andati in pensione anticipata (e incentivata con circa 170mila euro complessivi) il dirigente degli Affari legali Andrea Litro e il suo predecessore Marcello Bartolone, ultimamente agli Affari generali.