L'ordinanza
Omicidi, torture, stupri: tutte le accuse nei confronti del trafficante somalo arrestato in Germania e riportato in Italia
Una volta preso in consegna dalle autorità italiane, l'uomo è stato portato in carcere, come disposto dal giudice per le indagini preliminari di Palermo
All’aeroporto di Fiumicino, investigatori della polizia di Stato, appartenenti al Servizio centrale operativo, alla Sisco e alla squadra mobile di Palermo, nonché alla polizia di frontiera aerea e al Servizio per la cooperazione internazionale di polizia, su delega della Direzione distrettuale antimafia della procura di Palermo, hanno preso in consegna dalla Bundes Polizei tedesca un somalo di 30 anni. L'uomo era stato arrestato il 30 luglio 2025 a Koblenz, in Germania, in forza di un Mandato d’arresto europeo. Una volta preso in consegna dalle autorità italiane, è stata data esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Palermo.
L’indagato è ritenuto responsabile dei «reati di associazione per delinquere a carattere transnazionale dedita alla realizzazione di numerosi delitti contro la persona, tra cui omicidio, tortura, sequestro di persone», assieme a numerosi altri soggetti allo stato non identificati, condotte finalizzate alla realizzazione del trasferimento illegale di numerosi stranieri nello Stato italiano.
Le investigazioni, avviate nel giugno del 2023 e coordinate dalla Dda di Palermo, sono scaturite dalla denuncia di un cittadino somalo giunto clandestinamente a Lampedusa il 9 giugno 2023, il quale - viene riferito dalle Autorità giudiziarie e investigative - ha rivelato il ruolo dell’indagato nell’associazione, «quale carceriere e torturatore all’interno di una safe house nella località libica di Bani Walid, con l'incarico di mantenere l’ordine e le direttive impartite dai trafficanti libici anche con violenza ovvero attraverso percosse e torture inferte per indurre i familiari dei migranti somali a versare somme di denaro, come prezzo preteso per la liberazione e la successiva traversata in mare».
Lo stesso indagato era stato anche indicato quale «autore dell’omicidio di un minore di nazionalità somala, accoltellato alla gola poiché ribellatosi al tentativo di violenza sessuale che l’indagato intendeva filmare per indurre i familiari a versare denaro per la sua liberazione».