il caso
La lavanderia ospedaliera di Trapani costa 1,26 milioni: il paradosso delle Asp piccole
Costi concentrati su Trapani e Marsala, ma incidenza per posto letto e per paziente più elevata nei presidi minori (Pantelleria, Salemi), penalizzando le Asp rispetto ai grandi poli siciliani
Quanto costa alla sanità pubblica della provincia di Trapani lavare la biancheria ospedaliera? La risposta è nei numeri dell’appalto appena aggiudicato dall’Asp: 1,26 milioni di euro più Iva, che diventano 1,54 milioni nel biennio.
Una cifra che, letta nel dettaglio, racconta molto più di un semplice servizio esternalizzato: rivela un sistema in cui alcuni presidi assorbono quote di spesa enormemente superiori ad altri, riflettendo la geografia sanitaria della provincia e le sue fragilità strutturali. Il Presidio Ospedaliero di Trapani è il vero “macinatore” di costi: tra il 2026 e i primi mesi del 2028 supera i 480 mila euro, seguito da Marsala con oltre 400 mila. A distanza, Alcamo e Castelvetrano; molto più contenuti i costi di Mazara, Salemi e soprattutto Pantelleria, che in tre anni non arriva a 26 mila euro.
Ma quanto pesa davvero questo servizio sul funzionamento delle strutture? Per capirlo, basta rapportare la spesa ai posti letto e ai pazienti trattati. Trapani, con circa 300 posti letto, registra un costo medio annuo che supera i 1.600 euro per posto letto, mentre Marsala, poco sopra i 200 posti, si attesta intorno ai 1.500 euro. Le strutture più piccole mostrano valori più alti in proporzione: Salemi, con una dotazione ridotta, supera i 1.700 euro per posto letto, mentre Pantelleria, pur avendo la spesa più bassa in assoluto, arriva a oltre 2.000 euro per posto letto a causa della dimensione minima del presidio.
È il paradosso delle economie di scala: meno posti letto, meno pazienti, ma costi fissi che restano invariati. Il quadro cambia se si guarda al costo pro paziente. Nei grandi ospedali, dove i volumi di ricoveri sono elevati, il costo unitario scende: Trapani oscilla tra 12 e 15 euro per paziente, Marsala tra 14 e 17. Nei presidi minori, invece, il rapporto si ribalta: Salemi e Pantelleria superano facilmente i 20 euro per paziente, segno che la lavanderia è un servizio a costi fissi che pesa di più dove l’attività è ridotta.
Questi numeri assumono un significato ancora più chiaro se confrontati con altre Asp siciliane di dimensioni simili. L’Asp di Enna, che come Trapani ha una rete ospedaliera frammentata e pochi grandi poli, registra costi pro posto letto molto vicini: tra 1.700 e 2.100 euro, con punte più alte nei presidi periferici. Anche l’Asp di Ragusa, pur avendo un ospedale moderno e centralizzato come il Giovanni Paolo II, mostra un’incidenza elevata nei presidi minori di Modica e Scicli, dove il costo pro paziente supera spesso i 20 euro. L’Asp di Agrigento, con una rete simile per dimensioni e dispersione territoriale, oscilla su valori analoghi: costi complessivi più alti, ma incidenza unitaria molto vicina a quella trapanese.
Il confronto con le Asp più grandi, Palermo, Catania, Messina, conferma il divario: lì il costo pro posto letto scende sotto i 1.000 euro, e quello pro paziente raramente supera i 10 euro, grazie a volumi enormi che diluiscono la spesa. In altre parole, le Asp piccole pagano di più, non in valore assoluto ma in rapporto alla loro capacità operativa.
C’è anche un dato strutturale: la lavanderia è un servizio essenziale ma costoso, e la sua incidenza varia enormemente in base alla dimensione del presidio. L’appalto trapanese, rinnovabile per altri due anni, rappresenta una delle voci non sanitarie più pesanti del bilancio dell’Asp.