corruzione
Processo Amata, nel pomeriggio la decisione sul rinvio a giudizio: attesa nel centrodestra per dare il via al rimpasto
Il gup deve decidere se mandare a processo l'assessora regionale al Turismo e se condannare (visto che ha scelto il rito abbreviato) l'imprenditrice Marcella Cannariato
Ancora qualche ora di attesa: alle 17.30 un primo punto fermo verrà messo nell'inchiesta giudiziaria che ha colpito l'assessora regionale al Turismo Elvira Amata, di Fratelli d'Italia. Si attende nel pomeriggio, infatti, la decisione del gup di Palermo Walter Turturici - che si è ritirato in camera di consiglio dopo l'udienza preliminare di stamattina - sull'eventuale rinvio a giudizio dell'esponente della giunta Schifani. Decisione che avrà ricadute anche sul rimpasto.
Amata è accusata di corruzione insieme all'imprenditrice Marcella Cannariato, ex referente della Fondazione Bellisario. L'assessora ha scelto il rito ordinario e oggi si saprà se andrà a processo, la seconda invece ha optato per il rito abbreviato e pomeriggio il giudice deciderà su un'eventuale condanna. Per lei i pm hanno chiesto una condanna a due anni e mezzo.
Le due imputate sono accusate di avere stipulato un patto corruttivo, un finanziamento da 30mila euro in favore di un'iniziativa della Fondazione Bellisario, rappresentata in Sicilia da Cannariato (moglie, oggi separata, dell'imprenditore dell'autonoleggio Tommaso Dragotto) in cambio di un lavoro e di un alloggio offerti dalla donna al nipote dell'assessore.
Il pm Andrea Fusco - che rappresenta l'accusa col collega Felice De Benedittis - ha insistito col gup per infliggere alla Cannariato due anni e sei mesi. È seguita la replica dell'avvocato Vincenzo Lo Re, difensore di Cannariato, con la collega Giada Traina. «I fondi ancora non c'erano quando si parlava dell'assunzione del nipote dell'assessore Elvira Amata» - ha affermato in aula il legale - «E, in ogni caso, se non fosse morta la sorella dell'assessore, Amata non avrebbe mai pensato di chiedere la cortesia all'imprenditrice Marcella Cannariato». Nel corso delle repliche, l'avvocato Lo Re ha poi detto che «si trattava di un convegno come tanti altri finanziati dalla Regione e dall'Assessorato» e che era stato «già finanziato nel 2014 interamente dalla Regione siciliana, per cui non c'è alcun collegamento tra una cosa e l'altra».
A seguire le repliche della procura per Amata, difesa dagli avvocati Giuseppe Gerbino e Salvatore Campanella. Dall'esito dell'udienza possono dipendere le eventuali dimissioni della Amata, col conseguente rimpasto nella Giunta guidata dal forzista Renato Schifani.
La sentenza è attesa anche perché può sbloccare lo stallo dentro il centrodestra siciliano, alle prese con i difficili equilibri da trovare nel rimpasto di giunta promesso da mesi da parte del presidente Renato Schifani. Di fronte a una richiesta di rinvio a giudizio, Amata potrebbe fare un passo indietro.

