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Mafia, il blitz a Brancaccio: dalle aste giudiziarie truccate ai testamenti falsi e alle estorsioni, ecco gli affari del clan
L'inchiesta sul mandamento mafioso: la finanza per coprire i patrimoni illeciti e il riciclaggio
L'inquinamento continuo dell'economia legale, attraverso l'infiltrazione nel sistema di aste giudiziarie e la creazione di documenti falsi per nascondere i patrimoni illeciti, ma anche i metodi tradizionali, con estorsioni e intimidazioni. Dalle indagini che nella mattina di oggi hanno scosso il mandamento mafioso di Brancaccio, portando al fermo di 32 persone, emerge un sistema criminale tentacolare capace di influire ancora sull'economia palermitana. Dall'inchiesta della Dda emerge tra le altre la figura di Giuseppe Vulcano, consulente tributario "ombra", che avrebbe permesso alla famiglia mafiosa di fare il salto di qualità nel business delle aste giudiziarie.
L'organizzazione aveva strutturato un sistema illecito per manipolare il mercato degli immobili pignorati. Attraverso l'intimidazione, il clan scoraggiava i privati dalla partecipazione alle gare, riuscendo a imporre prezzi al ribasso e acquistando le abitazioni tramite prestanome per riciclare denaro sporco. Un filone dell'indagine, che ha portato al sequestro di 49 immobili per un valore di 7 milioni di euro, ha rivelato anche lo sciacallaggio sulle eredità: i mafiosi individuavano defunti senza eredi e fabbricavano testamenti falsi per impossessarsi dei loro beni.
Parallelamente, il clan agiva come un'agenzia di ingegneria finanziaria illegale. Creando documentazione contabile falsa e manipolando i profili creditizi di soggetti nullatenenti, l'organizzazione riusciva a ingannare le banche, ottenendo finanziamenti agevolati e facendo apparire come solidi clienti "fantasma". Questa strategia di schermatura dei capitali e frode bancaria è stata colpita dal sequestro preventivo di 13 aziende e numerosi conti correnti.
La morsa del pizzo e il coraggio delle denunce
Nonostante l'evoluzione tecnologica dei reati finanziari, il mandamento di Brancaccio non ha abbandonato i metodi tradizionali: le estorsioni restano il controllo primario del territorio. Sono 18 gli episodi accertati dagli inquirenti, con tariffe che vanno dai 300 euro mensili fino a quote annuali da 17 mila euro. Le intimidazioni non hanno risparmiato nessuno: colpi di kalashnikov contro immobili, il caso dell'escavatore bruciato nei cantieri della rete fognaria tra via Messina Marine e via Amedeo D'Aosta, e il rogo della tabaccheria "165".
Tuttavia, l'inchiesta mette in luce anche una crepa nel muro dell'omertà. Tra le vittime che hanno scelto di collaborare c'è il titolare di un'officina e di alcuni parcheggi: dopo aver rifiutato di pagare 1.500 euro a Pasqua e Natale e aver respinto l'imposizione di un "socio" forzoso, l'imprenditore è stato picchiato. Nonostante l'incendio doloso di quattro suoi furgoni in via Antonino Saetta, l'uomo, sostenuto dall'associazione Addiopizzo, ha denunciato i suoi aguzzini portando ai primi arresti. Denunce sono arrivate anche dai responsabili della ditta Neocos, impegnata nei lavori della fognatura in via Messina Marine, e dalla ditta Demoikos, che ha segnalato tentativi di estorsione nel cantiere di via Ciaculli.