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20 aprile 2026 - Aggiornato alle 19:58
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Il corteo per Claudia, studentessa morta suicida: «Non un caso isolato, la salute mentale è politica». Davanti al Cutelli esplode la rabbia

Frequentava il quarto ginnasio e si è tolta la vita dopo essere stata vittima di bullismo e di mancanza di ascolto. Oggi una parte della scuola è scesa in strada, un'altra è rimasta chiusa dentro

20 Aprile 2026, 16:46

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corteo catania cutelli

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Si abbracciano, piangono, gridano la rabbia e il dolore per la morte di Claudia, la studentessa di quarto ginnasio che si è suicidata il mese scorso a Catania. Perché vittima di bullismo e per mancanza di attenzione e di ascolto, denunciano gli studenti scesi in piazza «per rompere il silenzio» calato su questa morte, per spezzare l’isolamento dei giovani che, come lei, vivono una condizione di profondo malessere che anche la scuola non riconosce, minimizza, banalizza.
Con loro, in un corteo che arriva a piazza Santa Maria di Gesù, ci sono papà e mamme, gli occhi rossi, le mani strette sul cuore, l’ansia di capire. Insieme, da pizza Pilo, raggiungono il Cutelli, la scuola che Claudia frequentava. L’emozione è forte. Si aspettavano che buona parte degli allievi fosse in strada con loro, che la dirigente fosse davanti al cancello per dialogare, per cercare di capire, insieme. Invece, davanti alle tapparelle delle finestre chiuse, esplode la rabbia contro questa scuola «attenta più alla sua immagine e reputazione che a comprendere cosa ha spinto una giovane a togliersi la vita».

Una rabbia che non è limitata al singolo caso e alla singola istituzione, ma include tutto il sistema scolastico. «La morte di Claudia - dicono - non è una fatalità. Non è morta solo per un suo dolore privato, ma per un sistema che ogni giorno le ha tolto l’aria. Il sistema scolastico - accusano gli student*- ritiene che i nostri problemi siano fatti individuali, personali, da affrontare singolarmente con uno psicologo privato, a pagamento. Ha fatto propria la logica che “ci vuole tutti vincenti, dritti, anche se tu ti stai spezzando dentro. I problemi e le debolezze sono considerati come una vergona che ti devi tenere dentro. E non si chiedono mai quanto costi questa maschera tanto pulita quanto fredda».
«La salute mentale - gridano, ed è la prima volta che queste parole si sentono in un corteo studentesco - non è una questione privata, personale, ma politica. E la scuola non può essere un luogo dove devi annullare te stesso perché altrimenti diventa una fabbrica che produce infelicità». È il modello della scuola neoliberista che questi giovani contestano, insieme al “ministro della DistruzioneValditara. Contestano una scuola trasformata in azienda, dove si insegna la disuguaglianza, la competizione, la sopraffazione, la gerarchizzazione per cui c’è chi vince e chi perde, chi bullizza e chi è bullizzato, chi ha successo e chi è espulso. Una scuola in cui i ragazzi sono ridotti a numeri, voti, risultati. Una scuola che reprime chi non è conforme ai modelli dati, che «educa all’individualismo, anziché al pensiero collettivo, che ci considera numeri anziché persone, che si aliena nella burocrazia e ci chiede eccellenza mentre soffriamo».
Contro questo modello gli student* chiedono una scuola comunità dove le persone possano crescere insieme imparando a collaborare, chiedono un «ascolto attivo in ogni scuola», che sia garantito un servizio psicologico cui poter accedere, a differenza di quanto previsto dalla circolare Valditara, anche senza il consenso dei genitori che talvolta lo negano. Chiedono che si faccia educazione sessuo-affettiva perché «l’ascolto e le relazioni sono al centro di tutto».
Per questo assicurano che non taceranno, che la loro protesta andrà avanti, che faranno «rumore», che trasformeranno la loro rabbia e dolore in forza collettiva volta al cambiamento. «Questa è la responsabilità che ci prendiamo in questa piazza, a differenza di chi è rimasto in silenzio».