English Version Translated by Ai
20 aprile 2026 - Aggiornato alle 19:58
×

La decisione

Corruzione, l'assessora Amata rinviata a giudizio: l'imprenditrice condannata a 2 anni

Arriva la prima sentenza dell'inchiesta della procura di Palermo sulla gestione poco trasparente dei fondi regionali

20 Aprile 2026, 17:47

18:24

Corruzione, l'assessora Amata rinviata a giudizio: l'imprenditrice condannata a 2 anni

Seguici su

Il gup di Palermo Walter Turturici ha quasi spaccato il secondo. La sentenza infatti è arrivata, come da annunci, alle 17,30. La camera di consiglio è durata 7 ore.  L’assessora regionale al turismo della Sicilia Elvira Amata andrà a processo per corruzione. La prima udienza si terrà il prossimo 7 settembre davanti al Tribunale di Palermo. Sempre il gup Turturici ha condannato, per corruzione, l’imprenditrice Marcella Cannariato, alla pena di due anni e sei mesi che ha scelto il rito abbreviato. Accolta, quindi, in toto l'istanza del pubblico ministero. 

I pm Andrea Fusco e Felice De Benedittis al termine della requisitoria avevano chiesto due anni e sei mesi per Marcella Cannariato, ex moglie del titolare della Sicily by Car, Tommaso Dragotto. Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’imprenditrice avrebbe ricevuto in cambio dall’esponente di Fratelli d’Italia un finanziamento di 30 mila euro per un convegno organizzato a Palermo dalla Fondazione Bellisario, di cui Cannariato era rappresentante per la Sicilia. È una tranche dell’inchiesta che vede a giudizio anche il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno. Secondo la Procura di Palermo, Amata e Cannariato avrebbero siglato un patto corruttivo. Amata si sarebbe fatta promettere e dare da Cannariato (legale rappresentante della A&C Broker S.r.l.) l’assunzione del nipote e il pagamento delle spese per l’alloggio di quest’ultimo durante i mesi di lavoro a Palermo. In cambio Amata avrebbe finanziato con 30 mila euro la manifestazione promossa dalla fondazione Marisa Bellisario (di cui Cannariato era rappresentante regionale) “Donna, Economia e Potere”.


Amata, esponente di Fratelli d’Italia nel governo regionale, nel corso dell’interrogatorio aveva confermato di avere chiesto a Cannariato, con cui c'era un rapporto di cordialità, l’assunzione del nipote per aiutarlo in un momento di grande difficoltà in conseguenza di un grave lutto in famiglia. “Non è intercorso alcun accordo corruttivo tra l'imprenditrice e l’assessora”, hanno sempre sostenuto gli avvocati di Amata e Cannariato. L'avvocato dell'imprenditrice, Vincenzo Lo Re, ha già annunciato il ricorso in Appello dopo aver letto le motivazioni che arriveranno fra 90 giorni.