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21 aprile 2026 - Aggiornato alle 00:53
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Dopo il verdetto

L’assessora in silenzio, l’imprenditrice scossa ma annuncia ricorso

La difesa. Nessun commento da Amata. Cannariato: «Io devastata dalla condanna»

21 Aprile 2026, 00:33

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«Assessora vuole commentare il decreto di rinvio a giudizio?». Il messaggio della cronista su WhatsApp rimane senza risposta. A differenza delle altre volte Elvira Amata decide di stare in silenzio. L’esponente di Fratelli d’Italia, sin da quando la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati è diventata un titolo sui giornali, ha sempre manifestato grande serenità ribadendo fiducia nella magistratura. Prima dell’udienza preliminare l’assessora regionale al Turismo aveva anche affrontato un interrogatorio con i pm ribadendo la correttezza del proprio operato. Stavolta la scelta è stata quella di stare zitta. Almeno fino a ieri sera. Il processo si aprirà a settembre davanti al Tribunale di Palermo: quindi i legali di Amata potranno ben pianificare la strategia difensiva per il dibattimento.

Marcella Cannariato ha deciso di essere presente alla lettura del dispositivo. Sentire la parola condanna è stato forte. Infatti era molto scossa fuori dal Tribunale dove c’erano ad aspettarla diversi giornalisti. Era con gli occhi lucidi. Non è riuscita a trattenere le lacrime l’imprenditrice. «Sono devastata sia dal punto di vista personale, familiare, che professionalmente. Non è giusta questa condanna. Io ho semplicemente assunto quel ragazzo insieme ad altri cinque ragazzi, perché mi serviva. Mi è stato proposto e perché no? Contemporaneamente mi sono state proposte altre due persone, solo che chi proponeva le altre due persone non era un assessore...», ha detto Cannariato all’Adnkronos.

Poi nel corso del pomeriggio è arrivata una nota, pensata e ponderata. «Prendo atto della decisione del giudice, nel rispetto del lavoro della magistratura. Ribadisco fermamente la mia totale estraneità ai fatti contestatimi e intendo proseguire nella tutela delle mie ragioni nelle sedi opportune, con fiducia e determinazione. In questi mesi ho mantenuto un profilo di assoluta discrezione e continuerò a farlo, nel pieno rispetto del percorso giudiziario. Desidero esprimere un sincero ringraziamento ai miei difensori, gli avvocati Vincenzo Lo Re e Giada Traina, per la competenza, la dedizione e il costante supporto assicurati. Proseguirò nel mio impegno professionale con responsabilità e continuità, confidando che sarà possibile dimostrare la mia innocenza e l'infondatezza dell’accusa che mi è stata mossa».

L’avvocato Lo Re è fermamente convinto dell’insussistenza della tesi accusatoria. Ci sono diversi punti, come i tempi, che smentiscono l’ipotesi di un patto corruttivo. Cannariato ha solo aiutato una persona che aveva subito un pesante lutto. Il legale attende di leggere le motivazioni della sentenza che arriveranno fra 90 giorni. «Sicuramente appelleremo, ma intanto va ricordato che si tratta solo di un verdetto di primo grado. Non posso che ribadire che non c'era motivo di corrompere un assessore regionale per un contributo a un convegno - commenta Lo Re a La Sicilia - che si è svolto nell’ottobre del 2023 e che era di una Fondazione del tutto estranea alla famiglia Dragotto. Cannariato stessa aveva investito su questo evento. Lo ha fatto nel 2014, quando contribuì con somme rilevantissime all’organizzazione che fu finanziato in quel caso la presidenza della regione. La mia assistita si ritiene mortificata da questa condanna, ha la coscienza serena. E sono convinto che la sua estraneità sarà riconosciuta da una sentenza».