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21 aprile 2026 - Aggiornato alle 01:13
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Blitz KhaliPha

Colpi in ville con torture: rapinatori e “sciamano” scelgono il rito abbreviato

Nella prossima udienza parleranno alcuni imputati Il capo-banda è il figlio naturale del boss ammazzato Gaetano Laudani

21 Aprile 2026, 00:43

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Catania, uno degli eredi della stirpe dei Laudani a capo della banda dei rapinatori

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Hanno optato per il rito abbreviato i nove imputati del processo scaturito dall’inchiesta Khalipha che lo scorso ottobre ha fatto scattare le manette ai polsi dei componenti di una banda di violenti rapinatori. Il gup di Catania Ottavio Grasso, accogliendo l’istanza dei difensori, ha programmato già una scaletta per poter arrivare a un verdetto prima della fine dell’estate. E così la prossima udienza saranno sentiti alcuni degli imputati che hanno deciso di sottoporsi all’esame delle parti. Poi ci saranno tre date: la prima dedicata alla requisitoria del pm Rocco Liguori e le altre due alle arringhe delle difese.

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Ora si attende la fissazione dell’udienza preliminare per i nove coinvolti nell’indagine

La banda è quella che due anni fa ha svuotato le casseforti di un imprenditore di Misterbianco che è stato sequestrato e torturato durante il colpo in villa. La vittima è stata agganciata con una trappola: i rapinatori si finsero militari della guardia di finanza. Nei faldoni dell’inchiesta - condotta dai carabinieri - sono finiti il video e l’audio estrapolati dall’impianto di videosorveglianza che ha registrato attimo dopo attimo l’agghiacciante sequenza della rapina. L’uomo è stato legato e sequestrato: a un certo punto è stato anche torturato e minacciatoti tagliamo un dito») per poter ottenere la posizione delle casseforti. Il fatto più orrendo e brutale è stato quello che le intimidazioni sono avvenute alla presenza della compagna e della figlia di pochissimi mesi. Fra i ricatti c’era stato anche quello di “vendere” la bambina ai trafficanti di esseri umani. I colpi sarebbero stati pianificati dopo il consiglio di uno sciamano che dava quasi la sua benedizione sulla riuscita del colpo. Grazie alle intercettazioni poi i carabinieri sono riusciti anche a fare luce su un’altra rapina: infatti le contestazioni a carico degli imputati si sono allargate.

Sarebbe stato un conoscente dell’imprenditore a informare il gruppo criminale della presenza di contanti e gioielli nella villa di Misterbianco. Il capo-banda non è poi un nome qualunque: è Alberto Caruso, in passato già condannato per associazione mafiosa per la sua appartenenza alla famiglia Laudani. Il 46enne è figlio naturale di Gaetano Laudani, boss ucciso in un agguato agli inizi degli anni Novanta.

Ma andiamo ai nomi degli imputati: Domenico Aleo, difeso dagli avvocati Massimiliano Amato e Giuseppe Rapisarda, Alberto Caruso, difeso dagli avvocati Maria Caterina Caltabiano e Alessandro Coco, Andrea Caggegi, difeso dall’avvocato Giuseppe Marletta, Khalipha Casse, difeso da Enzo Merlino, Antonio Massimo Gambitta, difeso da Maria Michela Trovato e Roberta Fava, Valentina Maugeri, difeso da Salvatore Centorbi, Vincenzo Gaetano Mazzone, difeso dall’avvocato Carmelo Speranza, e Gianfranco Sapiente, difeso dall’avvocato Dario Giuseppe Polizza Favaloro.

Nel processo si sono costituiti parte civile le vittime delle due rapine con gli avvocati Francesco Marchese, Angela Cacciato e Riccardo Musumeci.