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21 aprile 2026 - Aggiornato alle 07:57
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Appello “Doppio Petto”

I figli di Nuccio Ieni e la “seconda vita” dei Pillera Puntina. Al via la requisitoria

La sostituta Pg è partita dalle inchieste Atlantide 1 e 2 per spiegare l'esistenza storica del clan

21 Aprile 2026, 06:00

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È cominciata la requisitoria del sostituto procuratore generale Giovannella Scaminaci nel processo d’Appello scaturito dall’inchiesta della squadra mobile “Doppio Petto”. Il procedimento è quello che - dopo un iter molto travagliato fra Riesame e Cassazione - ha portato a cristallizzare la “seconda vita” del clan Pillera-Puntina. L’eredità mafiosa è quella del boss Nuccio Ieni, morto qualche anno fa in carcere. Alla sbarra ci sono i figli, Dario e Francesco, e la vedova del mafioso. Le indagini portarono anche a scoprire il pagamento del pizzo al clan da parte dell’azienda di trasporti Di Martino, con la scelta dell’ex presidente di Confindustria Catania di costituirsi parte civile (gli imputati condannati in primo grado dovranno infatti risarcire l’imprenditore).

Ma l’inchiesta ha portato a scoprire anche diversi episodi di usura e una sorta di perenne stagione dei saldi delle estorsioni. Molti famosi negozianti di corso Italia avrebbero, infatti, assicurato sconti agli esponenti della famiglia mafiosa.

Il processo di primo grado si è concluso con una raffica di condanne che sono state impugnate dalle difese. Ora la Corte d’Appello è chiamata a decidere sui ricorsi.

La pg, prima di entrare nel vivo delle contestazioni, ha sviscerato la storia criminale della cosca Pillera-Puntina. Una storia sancita dalle sentenze delle operazioni Atlantide 1 e 2, su cui aveva lavorato come pm proprio la magistrata Scaminaci. La sostituta Pg ha chiesto per gli imputati finora trattati (l’ulitmo in perfetto ordine alfabetico Riccardo Romano Di Mauro) la conferma delle pene comminate in primo grado. Ma a fine maggio continuerà con gli altri. E fra questi ci sono anche personaggi di altre famglie mafiose che sono state toccate dall’operazione dei militari. E precisamente Orazio Finocchiaro, uomo dei Cappello-Bonaccorsi, e Franco Magrì, boss del gruppo Nizza dei Santapaola-Ercolano.