lo strappo
Forza Italia, alt al congresso siciliano
Verso il commissariamento: tra fronti ostili o vicini a Schifani, spunta l'ipotesi di Minardo
Mentre FdI vive lo psicodramma sul rinvio a giudizio di Elvira Amata, in Forza Italia si consuma uno strappo fra Roma e la Sicilia. Tutto ruota attorno a una riunione della segreteria nazionale del partito (prevista per mercoledì e anticipata a ieri pomeriggio) per affrontare il nodo dei congressi regionali, in cui la situazione siciliana è stata al centro dell’attenzione. Alla riunione, presieduta dal segretario Antonio Tajani, erano presenti i quattro vice e i capigruppo di Camera, Senato e Parlamento Ue.
La decisione, ancora da ratificare, è di andare avanti con la stagione congressuale «prima della pausa estiva», come chiesto dal vicepremier nonostante i mal di pancia di chi vorrebbe «aprire una riflessione sul controllo delle tessere». Congressi ovunque, o almeno nelle regioni in cui «c’è già un’unità del partito», ma non in Sicilia. Dove la scelta sarebbe quella di un rinvio, che presuppone un contestuale commissariamento del partito.
Tra Roma e Palermo è partito il toto-commissario. Accantonata quasi subito un’ipotesi gradita a Tajani, e cioè la nomina dell’eurodeputata Caterina Chinnici («non è nemmeno iscritta al partito», ha fatto notare qualcuno), il fronte ostile a Renato Schifani ha cominciato a pressare puntando su un nome “nobile” (il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè) o in alternativa sul deputato Tommaso Calderone, gradito a Marco Falcone. Più probabile, secondo fonti nazionali, una soluzione di compromesso: Nino Minardo, presidente della commissione Difesa alla Camera, nome tutto sommato “digeribile” per Schifani. Che intanto, rivelano gli oppositori interni, avrebbe predisposto un documento (smentito però da molti forzisti) a favore dell’attuale segretario Marcello Caruso, da far firmare ai deputati regionali. Singolarmente invitati oggi a Palazzo d’Orléans a «prendere un caffè».