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21 aprile 2026 - Aggiornato alle 16:58
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IL DOSSIER

Porti in trincea: in Sicilia +75% di episodi criminali, hub di narcotraffico, contrabbando e corruzione

La terza edizione del rapporto “Diario di Bordo. Storie, dati e meccanismi delle proiezioni criminali nei porti italiani e oltre”, presentato da Libera

21 Aprile 2026, 14:55

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Porti in trincea: in Sicilia +75% di episodi criminali, hub di narcotraffico, contrabbando e corruzione

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I porti si confermano centrali nello scenario criminale italiano. Gli scali marittimi sono sempre più crocevia strategici dove si intersecano economia legale e illegale, interessi globali e dinamiche territoriali, opportunità di sviluppo e rischi di infiltrazione mafiosa.

In Sicilia, nel 2024, sono stati censiti 14 episodi di criminalità (+75% rispetto all’anno precedente) che hanno coinvolto nove approdi. È quanto emerge dalla terza edizione del rapporto “Diario di Bordo. Storie, dati e meccanismi delle proiezioni criminali nei porti italiani e oltre”, presentato da Libera a Firenze.

Nel quadriennio 2022-2025, l’isola totalizza 73 casi, seconda regione in Italia dopo la Liguria, pari al 14,7% del totale nazionale. Palermo guida la graduatoria regionale con 25 episodi, seguita da Messina e Catania con 14 ciascuna.

Sul piano nazionale si contano 27 casi di contrabbando, quattro dei quali riguardano scali siciliani.

Per quanto concerne il traffico di stupefacenti, spicca il sequestro di 670 chilogrammi di hashish al largo del porto di Marsala: il carico è stato intercettato durante un trasbordo tra un peschereccio battente bandiera tunisina e un gommone ad alta potenza.

Sul fronte della marijuana, sono stati bloccati 150 chili tra gli scali di Milazzo e Catania.

La rete siciliana è emersa anche nel traffico di cocaina: a Messina sono stati sequestrati 2 chili nascosti nei sedili anteriori di un’autovettura, mentre a Trapani ne sono stati rinvenuti 6 all’interno dell’armadietto personale di un operaio incensurato, impiegato in un capannone dell’area portuale. Il valore stimato di quest’ultimo carico è di circa 600.000 euro.

Dall’analisi delle relazioni della Dna e della Dia pubblicate tra il 1994 e il 2024, in Sicilia risultano censiti 9 clan con interessamento di 11 porti.

Un ulteriore elemento di rilievo riguarda la tipologia degli scali: oltre ai grandi hub commerciali, anche porti minori o a prevalente vocazione turistica sono finiti nel mirino dei gruppi criminali.

“Dentro questi numeri c’è una realtà precisa: i porti – commenta Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Liberasono oggi uno dei principali punti di accesso dei traffici illeciti, a partire dal narcotraffico, ma anche della contraffazione, del contrabbando, del riciclaggio. Non solo. Sono luoghi in cui si manifestano forme di corruzione, dove si giocano partite economiche e politiche rilevanti, dove si costruiscono relazioni e poteri”.