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22 aprile 2026 - Aggiornato alle 06:45
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Narcotraffico

Catania diventa crocevia della droga fra Spagna e Malta: i cappelloti alla sbarra

Inchiesta “El Loco”. Cominciato il processo d’Appello: alcuni imputati chiave hanno proposto il concordato

22 Aprile 2026, 06:00

Catania diventa crocevia della droga fra Spagna e Malta: i cappelloti alla sbarra

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La carta dei concordati è stata messa sul tavolo da alcuni degli imputati del processo di secondo grado figlio dell’inchiesta antidroga “El Loco”. Il numero degli accordi di pena però potrebbe lievitare: la Corte d’Appello infatti ha dato tempo fino alla prossima udienza fissata per il 6 luglio per presentare un’istanza. In quella stessa data, inoltre, il sostituto procuratore generale Giovannella Scaminaci comincerà la requisitoria.

Questo secondo step giudiziario è scaturito dal ricorso di alcuni degli imputati condannati la scorsa estate dal gup. E cioè Pasqualino Ranno, difeso dagli avvocati Carmelo Lo Presti e Salvo Leotta, Sebastiano Scalia, difeso dall’avvocato Giuseppe Magnano, Giuseppe Siscaro, assistito dall’avvocato Francesco Giuseppe Finocchiaro, Rocco Ferrara, difeso dall’avvocato Dario Giuseppe Polizza Favaloro, Salvuccio Lombardo junior, difeso dagli avvocati Maria Chiaramonte e Salvo Pace, Antonio Musarra, difeso dall’avvocato Roberta Castorina, Placido Privitera, difeso dall’avvocato Filippo Pino, Damiano Sciuto, assistito da Chiaramonte, Antonino Vasta, difeso dall’avvocato Roberto Lombardo, Giuseppe Vinciguerra, assistito dall’avvocato Maria Caterina Caltabiano, Antonio Gianluca Stuppia, difeso da Leotta.

Gli investigatori del Gico della guardia di finanza riuscirono a ricostruire le fasi del traffico illecito di sostanze stupefacenti nell’asse Spagna-Catania-Malta gestito da personaggi collegati al clan Cappello-Bonaccorsi. Anzi alcuni nomi sono personaggi ben inseriti nella cosca mafiosa che oltre dieci anni fa era riuscita a diventare così potente grazie ai soldi dello spaccio da sentirsi in grado di affrontare una guerra di mafia contro i pericolosi Santapaola-Ercolano. A quel tempo c’era ai vertici il freddo sicario Sebastiano Lo Giudice, “u carateddu”, che dall’arresto del blitz Revenge del 2009 è al 41bis.

In questo blitz compare anche il nome di Antonio Stuppia, che è stato un fedelissimo di Lo Giudice. Poi c’è pure un altro pezzo da novanta dei Cappello, Rocco Ferrara che è stato coinvolto nel conflitto a fuoco dell’8 agosto 2020 contro i cursoti milanesi. Compare Pasqualino Ranno che sta affrontando un processo per un omicidio collegato a una partita di droga non pagata. Un primo “cartello” di narcos smantellato dalla finanza sarebbe stato composto da Ferrara, Ranno, Stuppia, Serra e Siscaro. Avrebbe avuto come teatro di smercio l’hinterland etneo e la provincia di Siracusa. Per i carichi di marijuana il gruppo criminale avrebbe chiesto supporto a un altro pezzo grosso dei Cappello. E cioè Salvuccio Junior Lombardo, figlio del boss Salvuccio “u ciuraru”.

Un altro nome, in qualche modo legato al clan, è quello di Giuseppe Vinciguerra, figlio dell’ormai pentito Michele Vinciguerra, “u cardunaru”.