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23 aprile 2026 - Aggiornato alle 07:22
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l'inchiesta di Palermo

Cuffaro e il cerchio magico della sanità: gli imputati che rischiano il processo sono nove

L’ex governatore è accusato di corruzione e traffico di influenze: l’8 maggio davanti al gup

23 Aprile 2026, 06:35

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Cuffaro e il cerchio magico della sanità: gli imputati che rischiano il processo sono nove

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Non è un déjà vu. Totò Cuffaro è nuovamente imputato. Il prossimo 8 maggio l’ex governatore siciliano dovrà presentarsi all’aula 18 del primo piano del nuovo palazzo di giustizia di Palermo per affrontare l’udienza preliminare davanti alla giudice Ermelinda Marfia. La gup dovrà valutare se accogliere o meno la richiesta di rinvio a giudizio firmata il 14 aprile dal pm Andrea Zoppi e dall’aggiunto Gianluca De Leo.

Una cosa è certa: le contestazioni a carico dell’ex leader della Nuova Dc sono ridimensionate rispetto a quelle prospettate prima dell’interrogatorio preventivo. La contestazione dell’associazione a delinquere è definitivamente caduta, così come dovrebbe andare verso l’archiviazione il capitolo investigativo del Consorzio di Bonifica della Sicilia Occidentale.

Cuffaro, difeso dagli avvocati Marcello Montalbano e Giovanni Di Benedetto, è accusato di corruzione assieme all’ex manager dell’ospedale Villa Sofia, Roberto Colletti, al primario del Trauma center, Antonio Iacono, e allo storico collaboratore, Vito Raso. Il politico democristiano avrebbe avuto in anticipo, grazie al supporto degli altri due imputati, le prove d’esame per la stabilizzazione degli operatori socio sanitari nell’ospedale di Palermo. Iacono aveva anche il ruolo di Presidente della Commissione esaminatrice. I test sarebbero arrivati dalle mani di Raso all’ex governatore che poi li avrebbe consegnati a una candidata che andò a trovarlo a casa. Gli investigatori hanno anche filmato l’ingresso della donna nella sua residenza palermitana, che è stata monitorata diversi mesi dai carabinieri del Ros.

Il prezzo della corruzione sarebbero state le poltrone. Colletti avrebbe ottenuto, sponsorizzato da Cuffaro, la conferma della nomina a direttore generale dell’ospedale e Iacono la promessa, nel caso in cui avesse voluto concorrere, di essere appoggiato dall’influente politico di Raffadali per diventare direttore dell’unità di anestesia e rianimazione. Ma Iacono, va precisato, non ha mai depositato la domanda per quel ruolo.

Totò Cuffaro è poi imputato assieme a Mauro Marchese e Marco Dammone, ex rappresentante legale ed ex funzionario commerciale della Dussmann Service, per traffico di influenze. Al centro di questo capo d’imputazione c’è l’appalto per il servizio di portierato e ausiliariato dell’Asp di Siracusa. Gara che però non è mai stata aggiudicata nei fatti. Fra i nomi elencati nel decreto di fissazione dell’udienza preliminare c’è anche Renato Spotti, nella qualità di rappresentante legale della Dusmann, società a cui la procura, guidata da Maurizio de Lucia, riconosce una responsabilità nella ricostruzione accusatoria. I vertici, più volte, hanno ribadito la totale estraneità ai fatti oggetto di contestazione e hanno respinto qualsiasi coinvolgimento. Cuffaro, facendo leva sulle relazioni esistenti con i vertici delle aziende sanitarie siciliane, avrebbe ottenuto la promessa di assunzioni, contratti, subappalti e altri vantaggi patrimoniali che i due rappresentanti dell’azienda avrebbero offerto e poi elargito al fine di ottenere una spintarella per l’appalto-ponte dell’ausiliariato. Per la procura l’ex governatore avrebbe ottenuto il miglioramento delle condizioni contrattuali di due dipendenti che sarebbero stati segnalati proprio da lui.

La lista degli imputati si completa con il calabrese Ferdinando Aiello e Sergio Mazzola. Il teatro del traffico di influenze è sempre l’Asp di Siracusa: Mazzola, in qualità di comproprietario e amministratore di Euroservice, Aiello invece come intermediario e formalmente dipendente della Steritalia, di proprietà della Dusmann. In questo capo d’imputazione gli imputati - è scritto nella richiesta di rinvio a giudizio - avrebbero agito in concorso con Saverio Romano, per cui però la procura procede separatamente in considerazione dell’immunità che gode da parlamentare nazionale con Noi Moderati. Ma questa è un’altra storia giudiziaria che si è già sgonfiata due volte. Sia davanti al gip di Palermo che al Parlamento.