la storia
Vandali a scuola nel quartiere a rischio, dopo l'ennesimo blitz la preside veglia tra i banchi: «Li aspetto qui»
A Siracusa la sfida di Clelia Celisi: «Passerò la notte lavorando all’uncinetto. Per loro provo solo disprezzo, non dico parolacce ma le ho pensate tutte...»
Cinque delinquenti e un funerale. Come il titolo di un film crudo e disturbante, nelle scorse ore si è snodato l’atto di vandalismo che ha colpito – ancora una volta – l’istituto comprensivo Martoglio di Siracusa.
Il funerale è quello della civiltà e del rispetto, celebrato la notte di martedì e officiato nelle aule e nei corridoi della scuola che insiste in uno dei quartieri più a rischio della città. La cerimonia del degrado è consistita nello sventramento di sacchi della spazzatura per ogni dove, nella furia distruttiva che si è abbattuta su armadietti, suppellettili e nella biblioteca.
La preside, Clelia Celisi, ha usato parole acuminate come un dardo, annunciando che avrebbe passato la notte nell’istituto. «Se tornano, mi troveranno seduta a ingannare il tempo facendo l’uncinetto. Per distruggere la scuola dovranno picchiarmi, tramortirmi, uccidermi. Io sarò qua ad aspettare». Per loro, solo disprezzo: «Nullafacenti, nullapensanti, debosciati.
Questo è un quartiere a rischio.
«Qui tanta brava gente tiene all’istruzione dei figli, anche se c’è un indice di dispersione alto. Nei giorni scorsi avevano già spruzzato in aria il contenuto degli estintori».
Da dove sono entrati?
«Stessa finestra sul retro, bagno delle femminucce».
Non c’erano le telecamere?
«Sì, ma erano non funzionanti. In mattinata poi gli uffici tecnici del Comune hanno provveduto a ripristinarle».
Lei, arrivata a scuola, cosa ha visto?
«Tutto sommerso dalla spazzatura, il contenuto degli armadi sul pavimento. La biblioteca devastata. Mi sono messa a piangere. La scuola è un luogo sacro, e vederla sventrata…».
Solidarietà?
«Si sono presentate una cinquantina di mamme a dare una mano. Adesso tutto risplende, domani (oggi) riapriremo».
Si sente sconfitta?
«No, è una minoranza a fare queste cose. Non sono di certo alunni nostri. Il quartiere vuole la scuola, vuole che i loro figli la frequentino».
C’è qualcosa detta dai genitori che le rimane dentro?
«Sì. "Questa è casa dei miei figli, per questo la pulisco"».
È una scuola sicura, dopo avvenimenti del genere?
«Il questore mi ha assicurato che avrà un’attenzione particolare con una ronda che girerà nei paraggi frequentemente. Ma i piccoli furti ci sono in tutte le scuole, qui si tratta di un atto vandalico ripetuto».
Secondo lei perché?
«Voglio pensare che si sia trattato di uno scherzo di cattivo gusto».
Questo lo dice adesso, di mattina ha usato parole di fuoco per i responsabili: nullafacenti, nullapensanti, debosciati e che per distruggere la scuola dovrebbero prima picchiarla, tramortirla, ucciderla. Cosa pensa di loro?
«Non posso dire le parolacce, ma le ho pensate tutte».
Intanto l’assessore regionale all’Istruzione, Mimmo Turano, ha espresso indignazione per gli atti di vandalismo alla scuola Martoglio e vicinanza e solidarietà alla preside, agli studenti e al personale.