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23 aprile 2026 - Aggiornato alle 18:55
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Il caso

«Catania non può aspettare 30 anni per vedere il mare»: no del M5s all'ampliamento del porto

Sull'estensione del porto verso la scogliera D'Armisi a breve il voto alla camera. E sia da Roma, col deputato Iaria, che da Catania con il consigliere Bonaccorsi, i Cinquestelle reclamano trasparenza e verifiche ambientali

23 Aprile 2026, 15:42

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«Catania non può aspettare 30 anni per vedere il mare»: no del M5s all'ampliamento del porto

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«Catania non può aspettare 30 anni per vedere il mare». Lo scrive Graziano Bonaccorsi, consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle che, insieme alla collega Gianina Ciancio, torna sull’iter di approvazione del piano regolatore del porto di Catania. Ovvero, quello che prevede una sua estensione a Nord nell’area oggi prospicente la scogliera D’Armisi.

Il post arriva perché oggi, nell’ufficio di presidenza alla Camera dei Deputati, si è discusso del tema: l’estensione è stata già approvata in Senato, e il voto per il via libera di Montecitorio potrebbe arrivare il 30 aprile. Un tema affrontato anche da Antonino Iaria, deputato M5s e membro della commissione Trasporti: «Non si può procedere con forzature, lacune procedurali o scorciatoie amministrative - dice Iaria - Per questo chiederò al Governo di chiarire se intenda andare avanti nonostante i rilievi già sollevati, quali verifiche siano state fatte sulla correttezza dell'iter e come si intenda garantire il pieno rispetto delle norme ambientali e della pianificazione portuale. Su temi così delicati serve trasparenza. E serve soprattutto evitare che scelte sbagliate producano danni permanenti al territorio».

«Potremmo assistere a un epilogo che rischia di essere davvero triste - prosegue poi Bonaccorsi - Perché mentre si decide, ancora una volta, il destino della nostra costa, restano senza risposta le domande più importanti: quale città vogliamo costruire? Quando i catanesi potranno davvero tornare a vivere il loro mare? Non tra trent’anni, quando forse sarà completato un porto turistico. Non alla fine di un percorso fatto solo di cantieri e promesse. Ma adesso».

Per il consigliere etneo «la verità è che Catania, oggi, è una città che il mare lo vede ma non lo vive. È come se fosse separata, chiusa, murata. Nel tempo si sono accumulate barriere, recinzioni, spazi sottratti alla città. È successo su Viale Africa, succede con il Porto Rossi, succede ogni volta che si costruisce senza preoccuparsi davvero di ricucire il rapporto tra la costa e chi la abita. E anche oggi si rischia di ripetere lo stesso errore».

La critica di Bonaccorsi è simile a quella fatta da varie associazioni, ambientaliste e non solo, che hanno presentato ricorsi amministrativi sul piano regolatore redatto dall’Autorità di Sistema portuale del mare di Sicilia orientale. «Si continua a immaginare un porto che vuole essere tutto insieme (commerciale, turistico, logistico) senza una visione chiara e senza una vera idea di città. Così però non si costruisce sviluppo, si alimenta solo confusione. E soprattutto si continua a lasciare fuori i cittadini, che restano spettatori di scelte che trasformano il territorio senza restituire nulla in termini di accessibilità, spazi pubblici, qualità urbana. Purtroppo manca una visione capace di rimettere al centro il rapporto tra Catania e il suo mare. Manca la volontà di riaprire davvero la città, di restituire luoghi, di superare quella frattura che negli anni si è allargata invece di essere sanata.La città di Catania ha bisogno di una direzione diversa», conclude.