Il verdetto
Uso distorto delle royalties nel bilancio comunale: assolti ex sindaci, assessori e revisori dei conti a Gela
A giudizio solo l'ex dirigente del bilancio
Uso distorto delle royalties petrolifere di Eni nel bilancio del Comune dal 2015 al 2019. La legge della Regione li vincola a progetti di sviluppo ed ambientali, al palazzo municipale li hanno impiegati per tutto, cominciando dalla spesa corrente. Così ex sindaci e assessori sono finiti sotto inchiesta. E ora la vicenda giudiziaria è chiusa. Dodici posizioni sono state definite con l’assoluzione, tra rito abbreviato e udienza preliminare, nel procedimento nato dall’indagine sulla gestione delle royalties estrattive incassate dal Comune negli anni. Il giudice Roberto Riggio ha ritenuto che non vi fossero elementi per configurare reati e ha disposto il proscioglimento con la formula “perché il fatto non costituisce reato” per l’ex sindaco Lucio Greco, per diversi professionisti che avevano fatto parte degli organismi di controllo – Maria Assunta Cattuto, Graziano Ponzio, Salvatore Corso, Carmela Ficara, Giuseppe Nicoletti e Pietro Gioviale – e per l’ex assessore Grazia Robilatte. La procura, per queste posizioni, aveva chiesto la condanna, mentre le difese avevano optato per il giudizio abbreviato. Assolto anche l’ex commissario straordinario Rosario Arena, in questo caso in linea con la richiesta del pm Luigi Lo Valvo.
Nell’udienza preliminare sono stati dichiarati il non luogo a procedere e l’assoluzione per un altro ex primo cittadino, Domenico Messinese, e per gli ex assessori al bilancio Fabrizio Morello e Danilo Giordano, che non avevano scelto riti alternativi. Per loro l’accusa aveva indicato il rinvio a giudizio. L’unico processo che si aprirà riguarda l’ex dirigente finanziario Alberto Depetro, che lasciò l’ente prima della dichiarazione di dissesto.
Durante le udienze, i legali hanno depositato documentazione tecnica e atti amministrativi per sostenere che l’utilizzo delle royalties fosse conforme alla normativa. Il tema resta attuale: il Comune, oggi in dissesto, continua a fare i conti con la disciplina di destinazione di queste entrate, dopo che la Regione ha autorizzato in via temporanea l’impiego dei fondi per il bilancio riequilibrato, in deroga alle regole ordinarie.
Secondo l’impostazione iniziale della procura, una parte delle somme derivanti dalle attività estrattive sarebbe stata impiegata per coprire spesa corrente e debiti fuori bilancio, violando i vincoli previsti. La guardia di finanza aveva analizzato i rendiconti dal 2015 al 2019, ipotizzando anche un presunto rispetto solo formale del patto di stabilità interno. Le difese hanno contestato questa ricostruzione, richiamando anche le determinazioni regionali intervenute negli anni successivi.