English Version Translated by Ai
23 aprile 2026 - Aggiornato alle 21:33
×

solidarietà

La Flotilla per rompere l'assedio: medici e costruttori in viaggio per la Palestina

"A Gaza non è cambiato nulla, partiamo per gli stessi motivi dell'anno scorso". Il duro atto d'accusa alla vigilia della partenza della nuova spedizione umanitaria dalla Marina di Siracusa

23 Aprile 2026, 20:45

20:50

La Flotilla per rompere l'assedio: medici e costruttori in viaggio per la Palestina

Seguici su

A Gaza non è cambiato nulla dall’anno scorso, eppure ci dicono che va tutto bene.” Lo afferma Maria Elena Delia, referente della Global Sumud Flotilla alla Marina di Siracusa, alla vigilia della partenza della nuova spedizione umanitaria verso la Palestina. “Da quando è stato dichiarato il cessate il fuoco sono morte quasi 800 persone. Ci sono più di 1.000 tendopoli in una striscia di terra dall’estensione limitatissima, dove la popolazione vive senza cibo, in condizioni igieniche terrificanti, senza acqua potabile, senza elettricità, e continua a morire. Continua a esserci un blocco illegale perpetrato dal governo israeliano da quasi 20 anni: quando ci chiedono perché partite, la risposta è: per gli stessi identici motivi per cui siamo partiti l’anno scorso.”

Alla missione aderiscono anche Greenpeace e Open Arms. “Open Arms va dove c’è bisogno di aiuto, nel Mediterraneo centrale e presto andremo anche a Cuba” dichiara la portavoce Silvia Bellucci. “Quando si è presentata la possibilità di partire con la Flotilla abbiamo aderito con la volontà di mettere a disposizione la nostra esperienza e competenza in campo umanitario per fornire supporto logistico, sanitario e tecnico.” L’organizzazione ricorda di essere stata a Gaza nel 2024, “missione che purtroppo si è dovuta interrompere per la morte di sette operatori umanitari di una ong che stava operando con noi per portare gli aiuti e abbiamo sempre detto che saremmo tornati a Gaza non appena fosse stato possibile”, conclude Bellucci. Il coordinatore della Global Sumud Flotilla, Tony La Piccirella, sottolinea che si tratta di “una missione umanitaria protetta dal diritto internazionale: stiamo portando medicinali e aiuti umanitari in una terra in cui vige una finta tregua”.

“Abbiamo pensato di allestire più imbarcazioni con un equipaggio specializzato, soprattutto operatori sanitari, ingegneri, costruttori, proprio perché vogliamo dare un segnale su cosa realmente sia la ricostruzione della solidarietà”, aggiunge. Avendo già preso parte ad altre due operazioni, La Piccirella conosce i possibili rischi: “In entrambe le missioni sono stato trattenuto. Nella seconda c’erano più persone: il centro di detenzione era molto vicino alla Striscia di Gaza.”