Aeroporti
Perché il piano Sac ora può decollare dopo il “sì” del Ministero per la privatizzazione
Si avvicina il passaggio storico per Catania e Comiso, di cui si parla ormai da quasi un trentennio
Il piano per la privatizzazione della società di gestione degli aeroporti di Fontanarossa e di Comiso adesso può davvero “spiccare il volo”. Da fonti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si apprende infatti che è stato approvato lo schema della procedura di selezione per la cessione della partecipazione azionaria di maggioranza della Sac, società che amministra i due scali della Sicilia orientale. Un passaggio determinante di un articolato iter istruttorio avviato nel maggio 2025 e che ha visto il coinvolgimento di Enac - l’Ente nazionale per l’aviazione civile - della Ragioneria generale dello Stato e del Mef (Ministero dell’Economia e Finanze), chiamato il mese scorso a un ultimo parere, concesso infine pochi giorni fa senza che emergessero osservazioni d’ostacolo per il completamento del percorso. A breve, anzi a brevissimo, si potrà quindi avere la pubblicazione dell’avviso di manifestazione di interesse per la cessione della quota di maggioranza di Sac, con una previsione di un minimo del 51 e di un massimo del 66 per cento.
Dopo quasi un trentennio - le prime ipotesi di una privatizzazione risalgono al 1998 - l’obiettivo sembra quindi vicino. Un momento storico sottolineato anche dal presidente della Regione Renato Schifani: «Il percorso per la privatizzazione della Sac entra nella fase decisiva, trainando il sistema aeroportuale della Sicilia orientale verso un futuro di potenziamento delle infrastrutture e di sviluppo economico – afferma il governatore - L’apertura ai capitali privati, con un controllo pubblico equilibrato, garantirà una gestione più dinamica ed efficiente, in grado di rispondere alle sfide di un traffico aereo in costante crescita. Si tratta di un passaggio storico, che permetterà agli aeroporti di Catania e Comiso di fare da battistrada per un nuovo modello di gestione innovativa ed efficace di tutta dell’Isola. Questo è stato uno dei miei obiettivi sin dall'avvio della legislatura, auspicando un percorso di valorizzazione e apertura al libero mercato anche per lo scalo di Palermo. Il nostro obiettivo deve essere quello di rendere questi scali sempre più competitivi e centrali nel panorama mediterraneo, migliorando i servizi e aumentando l’attrattività del territorio per investitori e turisti. La modernizzazione e il rafforzamento delle infrastrutture aeroportuali sono essenziali per il futuro dell’intera regione», conclude Schifani.
La pubblicazione dell’avviso rappresenta comunque solo un primo passo lungo un percorso che porterà alla gara per l’ingresso di nuovi investitori nella società di gestione dello scalo etneo. Una volta raccolte e verificate le manifestazioni di interesse, sarà necessario un ulteriore passaggio assembleare tra i soci pubblici per procedere alla pubblicazione del bando.
Parallelamente i soci saranno chiamati a completare i rispettivi iter amministrativi interni. Gli enti locali coinvolti, in particolare i Comuni di Catania e di Comiso, dovranno infatti deliberare nei propri consigli in merito alle quote detenute. L’intero processo sarà sempre sottoposto al controllo dello Stato, in una procedura condivisa con Enac e con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Dal punto di vista tecnico, c’è stato invece il supporto di tre advisor: Mediobanca per gli aspetti finanziari, Gianni & Origoni per l’assistenza legale e Steer per la componente industriale e tecnica. Gli advisor affiancheranno la società lungo tutte le fasi che porteranno alla gara e al confronto con i potenziali investitori.
Per quanto riguarda il prezzo a cui sarà ceduto lo scalo, non sono state rese note stime, dal momento che sarà il mercato a determinarlo: le ipotesi, anche oltre il miliardo di euro, emerse a più riprese nel corso degli anni, sono quindi non attendibili allo stato attuale.
Tra gli elementi chiave del processo che stabilirà anche il “quantum” economico figura comunque il piano industriale di Sac, con prospettive di crescita e investimento fino al 2049. Nel frattempo, si registrano già manifestazioni di interesse da parte di investitori sia italiani sia internazionali con contatti avviati negli anni con operatori provenienti da diverse aree del mondo, dal Giappone all’Australia, fino agli Stati Uniti e ai Paesi del Golfo persico. Una “attenzione industriale” è già emersa negli scorsi giorni: quella di Mundys, società di cui fa parte anche la famiglia Benetton.
