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24 aprile 2026 - Aggiornato alle 17:22
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le indagini

Il nodo della ricina e quel referto che non chiude il caso: perché la negatività del padre non basta a riscrivere la storia

Il tempo tra prelievo e analisi può degradare l'analita; l'inchiesta per duplice omicidio si allarga ai medici

24 Aprile 2026, 12:49

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Il delitto della "ricina" vicino a una svolta investigativa: cosa sappiamo della morte di Antonella e Sara

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Il nodo che restituisce la complessità del caso è un esame negativo che non cancella i dubbi.

A Pietracatella, dove sono morte Sara Di Vita (15 anni) e la madre Antonella Di Ielsi (50), le parole chiave sono “ricina” e “tempo”: l’intervallo tra prelievo e analisi può degradare l’analita e condizionare la lettura dei risultati.

Il 24 aprile 2026 la Procura di Larino ha reso noto che il sangue di Gianni (Giovanni) Di Vita è risultato definitivamente negativo alla ricina; tuttavia, il Centro Antiveleni di Pavia ha precisato che l’assenza della proteina è compatibile anche con una degradazione completa dovuta ai tempi tecnici.

Dunque, il “negativo” non basta da solo.

Per le vittime, invece, il riscontro è solido: la ricina è stata rilevata in concentrazioni compatibili con intossicazione acuta nei campioni ematici autoptici.

Questo ha fatto virare l’inchiesta dall’ipotesi di tosstinfezione alimentare a quella di avvelenamento: oggi si procede per duplice omicidio premeditato contro ignoti e, parallelamente, si indagano cinque medici per profili legati alla gestione dei primi accessi in ospedale.

La procuratrice Elvira Antonelli mantiene la prudenza: la “non negatività” non basta a cristallizzare certezze e sono in corso ricerche ad ampio spettro su agenti anche rari.

Per madre e figlia il quadro si è rafforzato; per il padre resta più complesso.

La ricina è una tossina naturale ad alta pericolosità, senza antidoto specifico; la cura è di supporto.

La diagnosi tossicologica non è lineare: i test disponibili sono limitati e, per i pazienti, il biomarcatore di riferimento è la ricinina urinaria.

Perciò un singolo esito negativo, fuori dal suo contesto temporale e metodologico, non equivale a certezza.

Il Centro Antiveleni dell’IRCCS Maugeri di Pavia, riferimento nazionale, ha un ruolo centrale: la sua relazione orienta l’indagine e la lettura clinica.

Anche per questo la negatività di Gianni Di Vita non modifica l’impianto accusatorio: il dato si aggiunge al mosaico, non lo rovescia.

Le indagini proseguono “a tutto campo”. Resta il nodo padre: Gianni era stato ricoverato e poi trasferito allo Spallanzani, con miglioramento. Stabilire se e quanto sia stato esposto, e quando, è decisivo per ricostruire bersaglio, movente e dinamica.

Si amplia intanto l’asse digitale: analisi del telefono della sorella, Alice Di Vita, dal 1 dicembre 2025 al 13 aprile 2026 ( chat, email, social, navigazione) per tracciare abitudini, contatti e tempi.

Il fascicolo non si restringe: si approfondisce. La variabile “tempo” resta decisiva.