la decisione
Senza risposta per 1.460 giorni: la white list che "strozza" l'impresa di Porto Empedocle
Ad Agrigento E.C. S.r.l. riammessa dal Tar Palermo, ma sulle piccole azienda pesa l'enorme arretrato
In Sicilia, dove la lotta alla mafia è storia quotidiana, la "white list" delle Prefetture dovrebbe essere un certificato di affidabilità per le imprese, un "nulla osta" che permette di lavorare con la Pubblica Amministrazione senza timori di infiltrazioni criminali. Istituiti ai sensi del decreto legge 2012, questi elenchi controllano fornitori, appaltatori e servizi a rischio, coinvolgendo Prefetture, forze dell'ordine e procure. Peccato che, troppo spesso, l'iter si trasformi in un labirinto burocratico: istruttorie infinite, silenzi assordanti, ricorsi al TAR. A marzo 2026, solo ad Agrigento pendono 474 pratiche, alcune dal 2017.
E.C. S.r.l., azienda di Porto Empedocle specializzata – presumibilmente – in settori edili o servizi pubblici, è emblematico. Settembre 2021: la società presenta domanda di rinnovo iscrizione alla white list presso la Prefettura di Agrigento. Passano due anni di nulla. Ottobre 2023: arriva un preavviso di diniego, basato su "ipotesi indiziarie" di condizionamento mafioso, senza prove concrete. L'impresa reagisce con memorie difensive, documenti a discarico, sollecitazioni dei legali. Altro biennio di silenzio. Ottobre 2025: diffida formale, ignorata. Solo il ricorso al TAR Palermo sblocca tutto: la Prefettura rilascia il rinnovo, riconoscendo l'assenza di rischi.
Immaginate un'impresa sana, radicata a Porto Empedocle, porta d'ingresso della Valle dei Templi, bloccata per 1.460 giorni. Impossibile gareggiare per appalti pubblici, perdere commesse, subire danni reputazionali. "Un silenzio inadempimento illegittimo", tuonano gli avvocati Girolamo Rubino e Rosario De Marco Capizzi, studiati in diritto amministrativo con track record di successi in TAR (da sanità ad appalti). Il duo palermitano, dello Studio Legale Rubino, notifica il ricorso ex art. 117 c.p.a. per declaratoria di illegittimità e nomina commissario ad acta.
Il TAR Palermo accoglie: materia cessata (provvedimento emesso), ma condanna la Prefettura a 1.500 euro di spese processuali più accessori. Motivazione secca: adozione tardiva, solo post-ricorso, penalizzazione ingiusta dell'attività economica. Un precedente che riecheggia altri casi agrigentini, come strutture sanitarie vinte contro dinieghi frettolosi.
Non è un caso isolato. Le white list, nate per blindare appalti sensibili (edilizia, trasporti, rifiuti), soffocano le PMI. Ad Agrigento, con 474 fascicoli in corso, imprenditori attendono anni per un semaforo verde. Il nuovo PortaleWL, on line dal 21 luglio 2025, promette digitalizzazione per iscrizioni e rinnovi, ma l'arretrato persiste. Esperti come l'avv. De Marco Capizzi, cultore di diritto amministrativo alla LUMSA, sottolineano: l'inerzia viola l'art. 117 c.p.a., aprendo a commissari ad acta.
Per le imprese empedoclote, già alle prese con portualità e turismo, questo significa perdere gare per lavori pubblici. E.C. S.r.l. ce l'ha fatta grazie a legali tenaci, ma quante chiudono i battenti? La sentenza TAR Palermo manda un segnale: la burocrazia non può essere alibi contro la mafia, né scusa per paralizzare l'economia sana.