lo Sfregio
Profanata la memoria del "Giudice Ragazzino": Rubata la targa per Livatino nel Giardino dei Giusti
Il sindaco Vincenzo Corbo denuncia un "atto vile": "Hanno colpito il cuore della legalità". Forze dell'Ordine già sulle tracce dei responsabili
C’è un vuoto che pesa più del metallo rubato nel cuore della villa comunale "Stefano Saetta". Non è solo un pezzo di acciaio corten ad essere sparito dal Giardino dei Giusti; è una ferita aperta inflitta deliberatamente al simbolo della legalità italiana. La scoperta è avvenuta questa mattina, quando il sindaco di Canicattì, Vincenzo Corbo, si è trovato di fronte all’incredibile: la foglia metallica che recava inciso il nome del beato Rosario Livatino è stata strappata via, portata via da ignoti che hanno agito nell'ombra.
L'atto, per le modalità e il bersaglio, trascende il comune vandalismo. Il primo cittadino, visibilmente scosso, ha parlato di "atto vile e oltraggioso", denunciando immediatamente l'accaduto alle Forze dell'Ordine. Gli inquirenti sono già al lavoro per analizzare i rilievi e rintracciare i responsabili di quello che appare come un attacco frontale ai valori della comunità.
"Strappare quella foglia significa colpire il cuore stesso della nostra città," ha dichiarato Corbo. "Chi ha agito ha scelto deliberatamente di profanare la memoria del primo magistrato beatificato nella storia della Chiesa, un uomo che ha dato la vita per lo Stato."
Il Giardino dei Giusti non è un parco qualunque: è un presidio di memoria attiva, un monito per le nuove generazioni. Colpire il nome di Livatino, proprio lì, suona come un tentativo maldestro e violento di oscurare una luce che la mafia non è riuscita a spegnere nemmeno con il piombo. Ma la risposta della città non si è fatta attendere: il sindaco ha già annunciato che il pannello sarà ripristinato in tempi record. La memoria non si cancella con un furto; il nome di Livatino continuerà a brillare, inciso in un acciaio ancora più resistente: quello della coscienza civile dei siciliani onesti.