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25 aprile 2026 - Aggiornato alle 22:00
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Cronaca

Ragusa e la storia che non dovrebbe esistere: costretta a pulire il vomito da terra

Una 40enne avrebbe trasformato la vita della figlia oggi 12enne in un inferno quotidiano

25 Aprile 2026, 17:40

17:41

Violenza

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Ci sono storie che non dovrebbero mai esistere. Storie che, quando emergono, costringono un’intera comunità a fermarsi, a guardare in faccia una realtà che fa male.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la bambina di appena dodici anni sarebbe stata vittima di maltrattamenti nel silenzio della sua casa. La madre — una donna di 40 anni, di origine colombiana avrebbe trasformato la vita della figlia in un inferno quotidiano. La piccola sarebbe stata picchiata anche con un bastone, insultata, umiliata, costretta a occuparsi della casa e della sorellina più piccola. In un passaggio che colpisce come un pugno allo stomaco, si legge che la bambina sarebbe stata obbligata persino a ripulire il vomito da terra.

Oggi la donna è a processo davanti al Tribunale collegiale di Ragusa, già sottoposta al divieto di dimora e al divieto di avvicinamento alle figlie, per il quale le era stato applicato il braccialetto elettronico. La bambina, ora affidata alla nonna paterna, sta finalmente vivendo lontano da quella spirale di violenza.

Durante la prima udienza, la 12enne è stata rappresentata dall’avvocata Simona Cultrera, mentre la nonna — che oggi si prende cura della minore — si è costituita parte civile tramite l’avvocato Fabrizio Cavallo. Parte civile anche il padre della figlia più piccola (figlia di un'altra relazione della donna), assistito sempre dall’avvocato Cavallo, per la violenza a cui ha assistito la bambina di cinque anni.

Il legale della madre, l’avvocato Michele Savarese, aveva tentato di opporsi alla costituzione di parte civile della figlia minore, ma il Tribunale ha ammesso tutte le richieste presentate, riconoscendo la gravità del quadro e la necessità di tutelare ogni vittima coinvolta.

La storia di questa bambina non è solo un fatto di cronaca. È un grido che attraversa le pareti di una casa e arriva fino a noi, ricordandoci quanto sia fragile l'infanzia quando viene lasciata sola, quanto sia urgente ascoltare i segnali, quanto sia necessario proteggere chi non ha voce.

Ora si attende settembre, quando verranno ascoltati i primi testimoni della pubblica accusa. Sarà un percorso lungo, ma ogni passo rappresenta un frammento di verità che si ricompone, un pezzo di dignità restituito.

In mezzo a tanto dolore, resta una certezza: questa bambina non è più sola. E la giustizia, finalmente, ha iniziato a camminare al suo fianco.