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Chernobyl, 40 anni dopo i ricordi di chi si salvò e il parere dell’esperto: «Il nucleare in Italia sarebbe un tassello fondamentale»
Il sopravvissuto: «Avevo 4 anni e del caso nessuno parlava. Oggi vivo a Catania ma certe immagini mi accompagnano ancora»
Ci sono luoghi che, all’improvviso, diventano simboli di dolore e restano tali anche dopo quattro decenni. È il 26 aprile 1986 quando a Chernobyl, una città ucraina, avviene un’esplosione all’interno di una centrale nucleare; un evento senza precedenti che provoca decessi immediati, malattie e che, in breve, fa di quella località l’emblema di un disastro mondiale. «Quanto accaduto è il risultato di errori umani, progettuali e procedurali, insieme all’assenza di sicurezza, mancanza di conoscenze tecnico-scientifiche e tardiva evacuazione», spiega l’ingegnere Alessandro Dodaro, direttore del Dipartimento nucleare di Enea, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, energia e sviluppo economico sostenibile.
L’episodio rappresenta subito una minaccia per l’uomo ma, a causa della dittatura sovietica, non è divulgato dai media e, per questo, viene vissuto con distacco dagli abitanti. «In tv non si parlava dell’incidente e non capivamo perché alcuni si ammalavano: io ero un bambino e ricordo un parco in cui le foglie, diventate nere, poi sono cadute, benché fosse primavera», dice l’ucraino Olexandr di 44 anni, dal 2012 residente a Catania.
Ma cos’è successo quel giorno, di quarant’anni fa? Lo spiega Dodaro: «Durante un test per valutare il comportamento del reattore 4 in caso di distacco dalla rete elettrica, si è verificata un’escursione esponenziale di potenza che, non potendo essere smaltita, ha determinato la fusione del nocciolo e l’esplosione dei tubi di refrigerante; il contatto tra l’alta temperatura del vapore acqueo e la grafite usata per moderare i neutroni del reattore ha provocato, per giorni, reazioni chimiche esotermiche di ossidazione della grafite stessa, con fuoriuscita di fumi contenenti prodotti di fissione e materiale radioattivo che si sono dispersi in atmosfera, in seguito la nube si è spostata verso l’Europa orientale, principalmente Bielorussia, Russia e Ucraina».
Altra causa del sinistro, la disattivazione dei sistemi automatici di sicurezza del reattore che impedivano di portare a termine il test, sulla cui esecuzione pesava la pressione dei responsabili delle operazioni: «Con l’assenza di un contenimento è venuta a mancare la cosiddetta “quarta barriera della difesa in profondità” - aggiunge l’esperto - uno dei concetti cardine della progettazione di reattori nucleari. Vi furono alcune decine di decessi tra il personale in forza al momento dello scoppio e, in seguito, un aumento di tumori alla tiroide, soprattutto nei giovani, con 5000 casi rilevati dalle analisi condotte dall’Unscear (United Nations Scientific Committee on the Effects of Atomic Radiation), oltre alle conseguenze nel lungo termine per gli esposti alle radiazioni, come il rischio cardiovascolare. Riguardo all’impatto sull’ambiente, la zona “Chernobyl Exclusion Zone”, occupata dalle truppe russe dopo l’inizio della guerra in Ucraina, è stata interdetta ai cittadini».
Una situazione ancora oggi sotto controllo, anche a causa degli eventi bellici nell’area. «Tra il 2016 e il 2019 è stata installata la struttura “New Safe Confinement” allo scopo di proteggere il sarcofago, impedire ulteriori rilasci di materiale radioattivo e consentire lo smantellamento del reattore incidentato - afferma Dodaro - Nel 2025, purtroppo, un drone russo ha colpito la costruzione compromettendone il funzionamento, che andrà ripristinato con il sostegno della comunità internazionale».
Un argomento, quello dell’energia nucleare, che a partire dal referendum del 1987, ha generato diffidenza da parte dell’opinione pubblica nel Bel Paese, ma oggi vi possono essere vantaggi e benefici. «L’introduzione del nucleare sostenibile in Italia, accanto alle fonti rinnovabili - continua il tecnico - rappresenta un tassello fondamentale per raggiungere obiettivi ambientali e garantire la sicurezza energetica del Paese. L’Italia possiede competenze, infrastrutture e una filiera industriale di eccellenza, si tratta di tecnologie di nuova generazione sicure, che permettono di ridurre costi per cittadini e imprese, limitare il consumo di suolo, aumentare la stabilità della rete elettrica e avvicinare la produzione energetica ai luoghi in cui l’energia viene realmente consumata, riducendo le emissioni. Da oltre vent’anni Enea è il fulcro nazionale delle attività di ricerca e sviluppo tecnologico sui sistemi nucleari a fissione di IV Generazione refrigerati a piombo: in questo settore siamo in prima linea con diversi progetti internazionali».