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26 aprile 2026 - Aggiornato alle 11:30

L'inchiesta

Triplice omicidio di Adrano, ci sono altri due indagati

L’agguato fu commesso 34 anni fa: il capomafia Rosano ha fatto anche i nomi e cognomi degli altri killer

Triplice omicidio di Adrano, ci sono altri due indagati

Immagine creata con l'utilizzo dell'Ia

26 Aprile 2026, 07:30

09:48

Non si chiude con la condanna di Vincenzo Rosano la vicenda processuale legata al triplice omicidio dei fratelli Angelo e Vincenzo Lo Cicero e Vincenzo D'Agate commesso il 3 luglio del 1991. Il capomafia del clan Santangelo-Taccuni appena è diventato collaboratore di giustizia ha confessato immediatamente diversi delitti di sangue. E alcuni, come quello di 34 anni fa, erano nel fascicolo dei casi irrisolti.

Rosano però nel 2022 ha raccontato ogni dettaglio di quel brutale agguato. Il pentito ha fatto anche i nomi e cognomi dei complici, il fratello Pietro Rosano e Carmelo Sardo. Quest'ultimo era tornato in libertà qualche tempo fa dopo una lunghissima detenzione. Sardo, negli anni Novanta, avrebbe avuto un ruolo di potere all'interno dell'organigramma mafioso. La Dda ha iscritto i due personaggi citati da Rosano nel registro degli indagati per omicidio aggravato. Nel capo d'imputazione di Rosano - non a caso - c'è scritto che si procede separatamente nei confronti degli indagati. E l'inchiesta, condotta dalla polizia di Adrano, pare essere a un punto di svolta. I pm di Catania potrebbero chiedere presto il rinvio a giudizio.

I fratelli Lo Cicero, zii di Christian che è l'attuale boss dei Mazzei di Adrano, furono uccisi per una vendetta interna. «Loro erano nostri affiliati e si occupavano di spacciare l'eroina», ha spiegato Rosano ai pm della Dda. I Lo Cicero avrebbero «acquistato la droga oltre che da noi (i Santangelo, ndr) anche da altri a prezzi minori». Avrebbero agito eseguendo gli ordini del fratello Giuseppe (poi anche lui ucciso dal boss del clan Scalisi, Pippo Scarvaglieri). Per i boss in carcere gli acquisti di stupefacenti da altri clan sarebbero stati considerati un vero e proprio tradimento. E quindi era stata decretata una condanna a morte.

«Loro se la negavano», ha aggiunto il pentito, ma la smentita non avrebbe fermato il piano di morte. Anche perché oltre allo spaccio «di nascosto» i Lo Cicero cominciarono a dare fastidio a qualche commerciante di arance che già aveva «la protezione di Rosano». Insomma i due fratelli avrebbero chiesto il pizzo a chi già pagava i boss di Cosa Nostra di Adrano. «L'ordine fu dato tramite Nino Santangelo che andava ai colloqui in carcere» dal padre-padrino. A quel punto «ci siamo organizzati io, mio fratello Pietro e Carmelo Sardo». Vincenzo D'Agate si trovò bersaglio senza aver fatto assolutamente nulla: ma i mafiosi non potevano lasciare testimoni scomodi in vita.

 

 

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