In Sicilia
Rimpasto alla Regione, i meloniani frenano: «Non c’è fretta, prima i Comuni»
Il commissario di Fdi Sbardella si dice «sorpreso dall’accelerazione del governatore» ma Schifani ora vuole chiudere la pratica
«Non comprendiamo la necessità di chiudere un rimpasto negli stessi giorni in cui dobbiamo perfezionare liste e intese per importanti elezioni amministrative». Il commissario regionale di Fratelli d'Italia, Luca Sbardella, si dice «sorpreso» dell’accelerazione del presidente Renato Schifani, e adesso frena. «Anche gli aspetti formali legati agli uffici di gabinetto mi sembrano dei dettagli, di fronte al resto», aggiunge, riferendosi al blocco per le nuove nomine che scatterebbe dal primo maggio, a causa della mancata approvazione del rendiconto. Un fatto facilmente aggirabile, però, secondo i meloniani che domani, però si ritroveranno a Enna alla presenza di Giovanni Donzelli e Arianna Meloni, in un appuntamento a porte chiuse programmato da tempo ma che ha assunto un peso e un significato diverso, dopo il rinvio a giudizio dell'assessora al Turismo Elvira Amata. Quest’ultima, in un'intervista alla Rai, venerdì ha sostanzialmente aperto alle dimissioni «solo nel caso in cui me lo chiedesse il partito». Ma il partito pare che non abbia fretta: dimissioni nell'immediato non ne chiederà. «Non vogliamo nemmeno creare problemi agli alleati», commenta beffardo Sbardella: se l'assessora andasse via, Fratelli d'Italia chiederebbe contestualmente la testa di Luca Sammartino, anche lui coinvolto in vicende giudiziarie. «Non vorremmo trovarci di fronte a un trattamento non uniforme», filtra proprio da altre sponde di Fdi.
Ma c'è di più. E il nodo è tutto interno a Fdi. La richiesta di dimissioni di Amata non potrebbe che fare il paio con quella rivolta a Gaetano Galvagno, sebbene, spiegano da Fdi, le posizioni siano diverse: il presidente è un eletto dall'Assemblea stessa. Cosa significa, questo? Che un passo indietro di Galvagno potrebbe tradursi in un passo in avanti verso la chiusura anticipata della legislatura. Un'ipotesi, quella delle elezioni anticipate, che rimane ovviamente la meno probabile (almeno in riferimento a una chiamata alle urne nel prossimo ottobre), ma che inizia a essere paventata, nei discorsi degli addetti ai lavori. Così, tutto si tiene. «Sarebbe impossibile – spiega un parlamentare di Forza Italia – eleggere, nell'attuale clima, un nuovo presidente dell'Ars. Chiedere a Galvagno di fare un passo indietro coinciderebbe con la richiesta di voto anticipato».
Ma adesso il tema dei procedimenti giudiziari, soprattutto in giunta, sta diventando incandescente. Non è un caso che un paio di giorni fa, da Palazzo d'Orleans filtrasse l'esigenza, «non secondaria per il governatore», di risolvere la questione morale che sta condizionando l’azione di governo, mettendo in ombra i risultati economico-finanziari raggiunti. Questione morale e casi giudiziari che, del resto, avevano rappresentato i prodromi della situazione attuale. L'allontanamento dalla giunta via dimissioni “consigliate” di Andrea Messina e Nuccia Albano, assessori Dc, arrivato dopo lo scoppio dell'inchiesta che ha coinvolto anche Totò Cuffaro, oggi si traduce in due interim sulle spalle del governatore. E quindi, in qualche modo, sulla giunta bisognerà comunque mettere le mani.
Ma con quale criterio? A complicare il quadro, infatti, è la vicenda interna in Forza Italia. Il commissariamento del partito in Sicilia, al di là delle prevedibili dichiarazioni di benvenuto a Nino Minardo, si sono tradotte, in sostanza, nella sostituzione di Marcello Caruso, il più vicino tra gli uomini del presidente, considerato il fatto che è anche il segretario particolare di Schifani.
Adesso, in tanti, anche tra gli uomini di Forza Italia, si chiedono quale possa essere la reazione del governatore dopo la decisione dei vertici nazionali del partito. In molti sono pronti a scommettere che la saggezza dell'ex seconda carica dello Stato, porterà a un dialogo, anche paziente, con gli alleati. Ma qualcuno adombra anche l'ipotesi che Schifani possa volere affermare con forza il proprio ruolo – una volta che il partito verrà guidato da altre mani – andando dritto per la sua strada, anche nella scelta dei nomi in giunta, senza andare troppo per il sottile con gli equilibri interni dei partiti.
A cominciare dal rispetto dell’impegno assunto con l’area Cardinale e in particolare con Nicola D'Agostino, che potrebbe diventare il nuovo assessore alla Sanità al posto di Daniela Faraoni. Un avvicendamento, però, che renderà necessarie le nomine di due donne che Schifani potrebbe chiedere a Mpa (Valeria Caci in pole, ma non sarebbe l’unico nome), e alla Dc con un possibile ritorno di Nuccia Albano. Il governatore, poi, attende il passo indietro di Amata. Ma adesso, proprio Fratelli d'Italia frena: «Rimpasto? Intanto pensiamo alle amministrative».