Il caso
Dalla storia con Cipriani al bambino adottato, cosa non torna della grazia a Nicole Minetti (che annuncia querele per tutti)
Adozione contestata e sospetti di prevaricazione economica: i legami con Cipriani, i dubbi sulle cure del bambino e la grazia presidenziale che ora vacilla
Quella che appariva come una storia di carità, segnata da umana compassione e buoni sentimenti — e, insieme alla grazia presidenziale, già circonfusa da un’aura di redenzione per la sua protagonista — sta assumendo contorni ben diversi. La vicenda che ha consentito a Nicole Minetti di chiudere pendenze giudiziarie altrimenti definitive sembra infatti virare verso l’ipotesi di una prevaricazione economica e, forse, di un raggiro consapevole per ottenere l’affidamento di un minore. Proprio in ragione dei problemi di salute del bambino, l’ex volto dello scandalo Olgettine aveva ottenuto il provvedimento oggi rimesso in discussione dal Quirinale.
Secondo gli atti del Tribunale di Maldonado in Uruguay, citati da Il Fatto Quotidiano, emergerebbe un vizio tutt’altro che secondario all’origine della procedura di adozione del piccolo da parte dell’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi, legata negli ultimi anni all’imprenditore Giuseppe Cipriani, più volte menzionato negli Epstein Files. Il minore, uruguaiano, ha effettivamente sofferto di una grave patologia che ha richiesto cure onerose, ma non è orfano né sarebbe stato abbandonato dai genitori biologici. Anzi, dai documenti giudiziari consultati dal quotidiano risulterebbe che Minetti abbia avviato un’azione legale contro la madre e il padre naturali per far dichiarare la loro decadenza dalla potestà genitoriale. Il bambino sarebbe così divenuto oggetto di un contenzioso protrattosi a colpi di atti giudiziari, fino all’assegnazione definitiva alla nuova madre nel febbraio 2023. L’intero iter adottivo, inoltre, si sarebbe sviluppato lungo un tracciato non pienamente trasparente. Per inquadrare la vicenda, occorre ripercorrere alcune tappe della biografia pubblica dell’ex consigliera regionale lombarda e della sua relazione con Cipriani. La frequentazione tra i due risalirebbe al 2012 e si sarebbe consolidata con la partecipazione di Minetti alle “feste” organizzate nella tenuta di Punta del Este, in Uruguay, in un contesto e con un ruolo che richiamano quelli già emersi nell’inchiesta Ruby Ter — dal nome della presunta nipote del presidente egiziano Mubarak, come sostenuto dalla stessa Minetti, che presenziava alle “cene eleganti” dell’allora leader di Forza Italia. Minetti — condannata a due anni e dieci mesi per favoreggiamento della prostituzione in un precedente capitolo di quell’indagine e a un anno e un mese per peculato nella cosiddetta Rimborsopoli lombarda — avrebbe assunto, secondo alcuni testimoni, nella residenza sudamericana funzioni di coordinamento e supervisione delle giovani presenti, curandone modi e abbigliamento. Nella lettura della magistratura uruguayana, si tratterebbe di un presunto giro di sesso a pagamento inserito in un più ampio sistema corruttivo. Accuse che restano da provare. Su questo sfondo si proietta anche la figura di Giuseppe Cipriani, 60 anni, nipote e omonimo del fondatore dell’Harry’s Bar di Venezia celebrato da Hemingway, e a capo di un impero dell’ospitalità che comprende cinque hotel di lusso tra New York e Ibiza e una ventina tra bar e ristoranti. Cipriani jr compare nel vasto — e tuttora parziale — archivio del caso Jeffrey Epstein per legami d’affari (un locale aperto insieme a Londra), per rapporti personali assimilabili all’amicizia (email in cui il finanziere lo ringrazia per l’ospitalità) e per scambi che rimandano al “core business” del potere relazionale e ricattatorio di Epstein. In Uruguay, Paese che la coppia frequentava da tempo, Minetti e Cipriani sono divenuti sostenitori economici di un centro per minori in difficoltà, struttura alla quale era legato anche il bambino poi adottato (madre in condizioni di estrema povertà e di cui si sarebbero perse le tracce, padre detenuto). Già nel 2021, senza averne titolo formale e quindi senza i necessari documenti, i due lo avrebbero accompagnato a Boston per un intervento chirurgico; esiti e tempi di quelle cure costituiscono oggi il nodo centrale della vicenda. La richiesta di grazia si fonda infatti su tale presupposto sanitario. Resta dunque aperto l’interrogativo: il bambino, che oggi ha nove anni, è nel frattempo guarito o necessita ancora di un’assistenza continua tale da giustificare il provvedimento clemenziale che ha cancellato le condanne di Minetti? Il chiarimento su questo punto appare decisivo per la rivalutazione del caso da parte del Colle.
"In riferimento alle notizie apparse sul quotidiano Il Fatto Quotidiano, la scrivente Nicole Minetti - si legge in una nota dell'ex consigliera regionale della Lombardia - intende precisare che le informazioni diffuse risultano prive di fondamento e gravemente lesive della propria reputazione personale e familiare. Per tale motivo, la scrivente ha conferito mandato ai propri legali affinché procedano con formale diffida nei confronti dei giornalisti e della testata, intimando l'immediata cessazione della diffusione di ulteriori notizie false, diffamatorie e lesive. Contestualmente, è stato altresì conferito incarico ai legali di procedere con le opportune azioni legali nei confronti dei giornalisti e della testata giornalistica coinvolta, nelle sedi competenti. Si confida altresì nell'intervento delle competenti autorità affinché venga fatta piena luce sulla vicenda e vengano adottati i provvedimenti necessari a tutela dei dati sensibili e dei propri familiari."