mafia e droga
L’asse Villaseta-Porto Empedocle, la Dda cala la scure: chiesti oltre 180 anni di carcere
Non solo spaccio, ma un vero sistema mafioso basato su estorsioni e intimidazioni
Il pubblico ministero della Dda Claudio Camilleri, nel corso della requisitoria, ha chiesto la condanna di quindici imputati, che hanno scelto il rito abbreviato, alcuni dei quali già coinvolti nella prima tranche dell’indagine e già approdata a processo, del secondo filone nato dall'inchiesta "madre" sui nuovi clan mafiosi di Agrigento/Villaseta e Porto Empedocle e su un traffico di sostanze stupefacenti. La vicenda è legata al blitz scattato nel luglio dell'estate scorsa quando i carabinieri del Comando provinciale di Agrigento fermarono quattordici persone.
Queste le richieste dell'accusa: venti anni di reclusione ciascuno per Pietro Capraro, 40 anni, di Agrigento; Gaetano Licata, 42 anni, di Agrigento; James Burgio, 33 anni, di Porto Empedocle e Salvatore Prestia, 45 anni, di Porto Empedocle, accusati di essere ai vertici di due gruppi criminali che avrebbero monopolizzato il traffico di droga e armi tra Agrigento, Favara e Porto Empedocle. Quindici anni e otto mesi di carcere la richiesta per Salvatore Lombardo, 37 anni, di Favara; sedici anni per Simone Sciortino, 23 anni, di Agrigento; undici anni e quattro mesi per Alessandro Trupia, 37 anni, di Agrigento; quattordici anni per Vincenzo Iacono, 48 anni, di Porto Empedocle.
Ed ancora dodici anni e quattro mesi per Stefano Fragapane, 33 anni, di Agrigento; dodici anni per Cristian Terrana, 32 anni, di Agrigento; dieci anni e otto mesi per Antonio Crapa, 54 anni, di Favara; sei anno e otto medi per Agostino Marrali, 29 anni, di Porto Empedocle; cinque anni e quattro mesi per Salvatore Carlino, 35 anni, di Canicattì; quattro anni e quattro mesi ciascuno per Andrea Sottile, 27 anni, di Agrigento e Antonio Guida, 19 anni, di Agrigento.
Sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzato al traffico di stupefacenti aggravato dal metodo mafioso, tentata estorsione, danneggiamento a seguito di incendio, porto e detenzione di arma sempre aggravati dal metodo mafioso. L’indagine ipotizza un'alleanza tra i clan di Villaseta e Porto Empedocle che, dopo iniziali frizioni, avrebbero stretto un accordo in grado di mantenere saldi gli equilibri nel settore del traffico degli stupefacenti, suddiviso gli incassi, condiviso armi e imposto le proprie regole sul territorio.
Il processo è in corso di svolgimento davanti al giudice per l'udienza preliminare del tribunale di Palermo, Nicoletta Frasca. Stilato un calendario per le arringhe difensive.