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29 aprile 2026 - Aggiornato alle 02:00
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l'inchiesta

L'inganno, i soldi del bancomat, le coltellate e il cadavere nei sacchi: chi sono i tre aguzzini di Giuseppe

Un delitto nato per avidità, il pensionato di Castiglione massacrato e poi i presunti assassini si sono sbarazzati del corpo

28 Aprile 2026, 22:17

22:20

L'inganno, i soldi del bancomat le coltellate e il cadavere nei sacchi: chi sono i tre aguzzini di Giuseppe

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La solitudine di un uomo mite e un cinismo glaciale si sono incrociati nel rione Trappeto di Taormina, trasformando una ricerca di compagnia in una brutale uccisione. Giuseppe Florio, 66 anni, vedovo e incensurato, è stato colpito a martellate e accoltellato in un appartamento che frequentava per alleviare l’isolamento.

Nel giro di meno di 48 ore, gli inquirenti hanno fermato tre persone, delineando i contorni di una vicenda che ha scosso l’area tra il Messinese e il Catanese.

Secondo la ricostruzione delle Procure di Messina e Catania, i principali indagati, ritenuti i presunti esecutori materiali dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere, sono Giuseppa Carmela Branchino, 50 anni, residente a Taormina, e il compagno Gaetano Urfalino, 39 anni, pregiudicato originario di Palagonia (Catania).

Il delitto sarebbe avvenuto nella loro abitazione di edilizia popolare a Trappitello, dove il pensionato si recava spesso in cerca di un po’ di calore umano. A innescare la violenza non sarebbe stata una lite occasionale, ma una questione di denaro: Florio avrebbe scoperto prelievi anomali dal proprio conto, effettuati con un bancomat che credeva di aver smarrito da settimane. Dopo aver chiesto spiegazioni e la restituzione delle somme, la coppia lo avrebbe aggredito con ferocia, utilizzando strumenti di fortuna, fino a ucciderlo.

C’è anche una terza indagata: Stefania Bergamasco, 53 anni, originaria di Sesto San Giovanni (Milano), amica della coppia e ospite in casa loro in quei giorni. Pur non avendo preso parte, secondo gli investigatori, all’azione omicida, è stata fermata con l’accusa di occultamento di cadavere. Avrebbe fornito un supporto logistico e materiale per disfarsi del corpo, avvolto in sacchi di plastica nera e vecchie lenzuola prima del trasporto.

Il piano, messo in atto per cancellare le tracce, prevedeva l’abbandono della salma nelle campagne isolate di Mitogio, frazione di Castiglione di Sicilia (Catania). Nel tentativo di depistare le indagini, i tre avrebbero anche dato alle fiamme l’utilitaria della vittima, una Fiat Panda.

A tradirli, però, sono state le telecamere di videosorveglianza: le immagini, acquisite rapidamente dai Carabinieri, riprendono il momento del “trasferimento” notturno, con il corpo caricato nel bagagliaio di un’auto. La visione di quei filmati ha impresso un’accelerazione decisiva all’inchiesta, chiusa in tempi record.

L’operazione è stata condotta in stretta sinergia dai Comandi provinciali dei Carabinieri di Catania e Messina, con un’indagine “spezzata in due” per competenza territoriale e coordinata dai procuratori capo Francesco Curcio (Catania) e Antonio D’Amato (Messina).

I magistrati hanno precisato che il delitto è del tutto estraneo a dinamiche di criminalità organizzata: si tratterebbe di una tragedia maturata nella sfera privata, all’interno dell’abitazione di Branchino e Urfalino, dove sono state rinvenute copiose tracce riconducibili all’aggressione.

Branchino, Urfalino e Bergamasco si trovano ora in carcere e dovranno rispondere alle accuse mosse a loro carico. Una vicenda che racconta la vulnerabilità di un anziano alla ricerca di umana vicinanza, sfruttata e tradita fino all’esito più drammatico per pochi, miserabili prelievi non autorizzati.