Servizio idrico
Depuratore Augusta, Aretusacque e Acea ricorrono al Cga dopo lo stop del Tar
Tra carte, gare e competenze, l'infrastruttura resta al centro di un lungo contenzioso amministrativo
Aretusacque e il suo socio privato, Acea, rivendicano ancora la paternità della realizzazione del depuratore di Augusta. Depositato ieri il ricorso al Cga contro la sentenza del Tar che aveva dichiarato inammissibile il primo tentativo, ossia l’impugnazione del bando di gara “per l’affidamento degli interventi sul sistema fognario del Comune di Augusta”. Gara da 50,7 milioni, quota parte di un finanziamento totale di 69,2 che, peraltro, è già stata aggiudicata: lo stesso tribunale amministrativo, a dicembre, non aveva concesso la sospensiva e fissato l’udienza a fine febbraio. Udienza, come detto, che si è conclusa con una sentenza sfavorevole a Aretusacque e Acea. Che ora ricorrono al Cga.
Il Comitato di Gestione della società mista che dovrà gestire il servizio idrico per i prossimi trent’anni ha votato in questa direzione. E ieri i legali hanno depositato il ricorso. Le motivazioni della sconfitta in primo grado sono quelle che La Sicilia anticipò il giorno dell’udienza, a fine febbraio. Tutto ruota attorno alla gara per l’individuazione del socio privato del servizio idrico, che Acea si è aggiudicata. Secondo i ricorrenti la costruzione del depuratore megarese compare in quelle carte: nel Piano d’ambito è specificato che il capitolo depurazione ad Augusta è commissariato dallo Stato, ma nel Piano degli investimenti le somme ci sono. L’Ati, che ha pubblicato quella gara, ha fatto da ago della bilancia, chiarendo al Tar che nel bando la costruzione del depuratore di Augusta era descritta in capo alla struttura commissariale. Nella sentenza di primo grado, infatti, i giudici hanno spiegato che Ati Siracusa “inserisce nel quadro d’ambito” questo intervento, “ma ne individua espressamente il soggetto attuatore nel Commissario straordinario unico e ne prevede la copertura mediante contributi a fondo perduto, estranei alla logica degli investimenti tariffari di gestione”. Lo stesso Tar ha ripercorso le fasi che certificano il commissariamento da parte del governo sin dal 2015, per realizzare quest’opera e uscire dalla procedura d’infrazione comunitaria. Elencate pure le opere previste del capitolato d’oneri, in capo oggi ad Aretusacque: non c’è il depuratore di Augusta, ma opere strumentali alla gestione del servizio idrico. Decisa comunque la strada dell’appello al Cga. Non resta che augurarsi che la stessa determinazione, Aretusacque la dimostrerà per gli interventi previsti certamente tra le sue mansioni, quelli su una rete idrica colabrodo.