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L'evento

Cgil, a Palermo l'assemblea contro le mafie nell'aula bunker. Landini: «Dal Governo scelte sbagliate»

All'Ucciardone il sindacato lancia la raccolta firme su sanità e appalti e chiede di non abbassare la guardia contro i clan silenti. Tra gli interventi quelli di Rosy Bindi, Giuseppe Tango (Anm), il presidente del Tribunale Morosini, Cracolici (Antimafia Sicilia) e Franco La Torre, figlio di Pio

29 Aprile 2026, 12:03

12:50

Cgil, a Palermo l'assemblea contro le mafie  nell'aula bunker. Landini: «Dal Governo scelte sbagliate»

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La terza assemblea nazionale della Cgil «Contro mafie e corruzione» si è tenuta a Palermo, nella storica aula bunker del carcere Ucciardone, inaugurata quarant'anni fa per il maxiprocesso a Cosa Nostra. I lavori sono stati aperti dal segretario della Camera del Lavoro palermitana Mario Ridulfo e da Franco La Torre, il quale ha ricordato lo storico impegno del padre Pio attraverso la pionieristica relazione di minoranza della commissione antimafia, la mobilitazione di Comiso e la legge Rognoni-La Torre.

In collegamento remoto, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha criticato aspramente le recenti scelte dell'esecutivo, affermando di essere «in presenza di una serie di provvedimenti sbagliati del governo, come l' abolizione dell'abuso d'ufficio» e altre misure legate al decreto sicurezza. Landini ha quindi annunciato un'ampia mobilitazione sui territori per raccogliere le firme a sostegno di due proposte di legge d'iniziativa popolare. L'obiettivo è duplice: tutelare la sanità pubblica come diritto universale e riformare il sistema degli appalti «cancellando la logica del subappalto a cascata», con l'intenzione di depositare le firme al Parlamento nel mese di settembre.

Il dibattito ha posto un forte accento sull'attualità del fenomeno mafioso e sulla necessità di un impegno politico costante. L'ex presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, ha ripercorso la genesi della relazione La Torre-Terranova, che cinquant'anni fa ebbe il merito di definire la mafia non come mero fenomeno sociologico, ma come espressione «delle classi dirigenti» e strettamente legata al potere politico. Bindi ha lanciato un monito contro la cosiddetta mafia silente, sottolineando come oggi vi sia «il rischio della sottovalutazione» e richiamando le istituzioni e i cittadini a una maggiore responsabilità condivisa.

Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, Giuseppe Tango, che ha celebrato la «geniale intuizione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino» alla base del maxiprocesso, invitando però a non abbassare la guardia di fronte a una criminalità capace di adattarsi rapidamente ai nuovi scenari economici. Tango ha inoltre ringraziato la platea per l'impegno profuso nella campagna per il referendum sulla giustizia, che a Palermo ha registrato un netto successo del no. Ha poi aggiunto che «è innegabile che la mafia si nutra anche del mondo del lavoro e trovi terreno fertile in contesti di abbandono e mancanza di opportunità. Secondo una recente analisi di Inail, sono oltre mille i morti ogni anno nel luogo di lavoro, circa 3 morti al giorno e un ferito ogni 50 secondi. Sono numeri da guerra. Dietro questi dati ci sono vite spezzate e intere famiglie dilaniate, ci sono persone che prestano attività lavorativa senza una idonea formazione o una adeguata visita medica. Il lavoro non basta fondarlo o proclamarlo, occorre darne attenzione e questo non è ciò che accade ad oggi».

Alessio Festi, responsabile legalità della Cgil nazionale, ha ribadito la netta contrarietà del sindacato a «qualsiasi manomissione della legislazione antimafia» vigente. Oltre a rilanciare l'importanza della campagna firme in corso, Festi ha tracciato un collegamento diretto tra la lotta ai clan e il contrasto alla precarietà lavorativa, affinché i giovani non siano più costretti a emigrare. Concludendo il suo intervento, ha chiesto con forza «verità e giustizia su omicidi politici importanti» come quelli di Reina, Mattarella e Dalla Chiesa, esortando la classe politica a riportare il sacrificio di queste figure al centro del dibattito del Paese.

«C'è una pericolosa sottovalutazione rispetto ad un ritorno a connivenze con il fenomeno mafioso corruttivo e ad una ripresa della violenza plateale. I recenti episodi avvenuti a Sferracavallo a Palermo testimoniano, infatti, che la mafia torna a definirsi e a farsi riconoscere nel territorio attraverso l’uso di armi e onnipotenza», ha detto il presidente dell’Antimafia regionale, Antonello Cracolici (Pd). «Torna a farsi riconoscere - ha proseguito - anche con armi da guerra, come i kalashnikov, rivelando l’intenzione di tornare a colpire in modo forte e a comandare nelle nostre vite. Occorre rilanciare una forte iniziativa di azione sociale e di forte consapevolezza e partecipazione. Non bastano le forze dell’ordine, seve che il territorio abbia consapevolezza», ha concluso.

«Con la Cgil ci siamo ritrovati compagni di viaggio in Emilia Romagna nell’esperienza referendaria ed è stato stupendo vedere come le persone reagivano allo scempio di quella riforma della giustizia, per fortuna non realizzata». Così il procuratore di Reggio Emilia, Calogero Paci.

«Se è vero che non è stata toccata la legislazione prettamente antimafia, diversi interventi nei fatti hanno indebolito gli strumenti per contrastare le nuove forme di presenza mafiosa e di inquinamento, quasi stabilendo un divieto di indagare, come ha detto il procuratore Lo Voi, su diversi reati che fanno parte delle nuove modalità di operare delle mafie, come la frode fiscale e il falso in bilancio. E la norma come la limitazione alle intercettazioni a 45 giorni si trasforma in una specie di divieto a indagare». Così il presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini.

«Le mafie lucrano sulle povertà, sul lavoro precario, così come sui disagi e sulle fragilità sociali, ma soprattutto sul sistema degli appalti e dei subappalti che, come abbiamo visto nelle tante indagini portate avanti da magistrati e forze dell’ordine, coinvolgono ampi strati della popolazione e delle classi sociali, compresi imprenditori, politici, professionisti e pubblici dipendenti. A Palermo, come nel resto d’Italia la società mafiogena, come l’ha definita Umberto Santino, cresce nella illegalità, e questa illegalità, non è solo e sempre mafia. Le piazze di spaccio dei nostri quartieri sono zone franche, per il traffico e il consumo di droghe, perché non contrastate a sufficienza, sia in termini di repressione che di prevenzione e cura: di fatto, alimentano il mercato delle armi e della violenza», dice il segretario generale Cgil Palermo Mario Ridulfo, che oggi ha portato i saluti all’assemblea nazionale della Cgil.  «Per non spegnere i riflettori sulle mafie - ha proseguito - bisogna che ci sia una assunzione di responsabilità e un impegno collettivo, ricostruendo legami di fiducia nella società a cominciare dalla scuola e dai luoghi di lavoro che per noi, per questa Camera del Lavoro di Palermo, quella di Pio La Torre, che quest’anno compie 125 anni, significa alimentare, giorno per giorno, un sentimento condiviso per una "antimafia Costituzionale" non solo istituzionale, cioè che si faccia carico delle questioni sociali e dei diritti costituzionali violati in tante parti del nostro paese, come prima forma di una antimafia che ha bisogno di essere popolare».

«Si continua a parlare di mafia e appalti per le stragi, ma forse può essere stata una concausa, non è certamente la causa. Sulla destra eversiva non c'è neppure un atto in commissione Antimafia e non si vuole andare a indagare sui servizi deviati. Siamo un Paese democratico e non possiamo accettare rigurgiti neo-fascisti». Così il parlamentare del M5s Federico Cafiero De Raho.

«La Meloni ha parlato della necessità di non disturbare chi produce ricchezza. A noi viene il dubbio che, dietro questa politica a favore delle imprese sane, si nasconda una politica che diventa a favore delle imprese non sane, che utilizzano i servizi mafiosi e riciclano la liquidità prodotta dalle mafie. I provvedimenti messi in campo oggi dal governo hanno questo segno». Lo ha detto Elisabetta Piccolotti, deputata di Sinistra italiana nel gruppo Alleanza Verdi e Sinistra. «Anche loro - ha proseguito - partecipano alle stesse audizioni alle quali partecipiamo noi e sanno come funzionano certi circuiti. Sanno benissimo e stanno utilizzando la commissione antimafia per fare altro, invece che utilizzarla per mettere a fuoco le norme che servono a fermare le mafie». E infine: «In commissione Antimafia stanno facendo di tutto per oscurare le tracce della destra eversiva sulle stragi e su altri fatti».