la polemica
Scuola Superiore di Catania, ventuno fra ex allievi ed ex docenti contestano l'intitolazione a Sant'Agata: laicità e trasparenza in gioco
L'accusa: "Scelta presa senza consultazione, rischio anche per la vocazione internazionale, lanciamo un appello per un confronto trasparente"
Ventuno ex allieve e allievi della Scuola Superiore di Catania, professionisti e studiosi affermati in campo nazionale e internazionale, firmano una lettera aperta - indirizzata al rettore, al senato accademico e al consiglio d’amministrazione - per contestare nel metodo e nel merito la decisione di cambiare il nome all’istituzione denominandola “Scuola Superiore Universitaria Sant’Agata di Catania”. Decisione presa il 13 aprile dal Comitato scientifico e la cui discussione era prevista ieri in Senato accademico e oggi in Consiglio d’amministrazione.
Sul piano del metodo, i firmatari rilevano che la decisione è stata presa senza coinvolgere allievi, ex alunni e, più in generale, la comunità accademica catanese. Eppure la Scuola rappresenta un importante presidio culturale del territorio di cui è parte integrante.
Nel merito considerano di “dubbia opportunità” intitolare la Scuola a Sant’Agata, sia per i cattolici sia per i non cattolici. «Una realtà universitaria pubblica - scrivono nella nota diffusa nella giornata di ieri - deve caratterizzarsi per la sua laicità, espressione di un principio supremo del nostro ordinamento costituzionale. E l’intitolazione di una struttura del nostro Ateneo ad una figura con una tale caratterizzazione religiosa potrebbe compromettere la percezione pubblica della Scuola quale istituzione pienamente laica e non confessionale».
Oltre a rischiare di essere percepita come una strumentalizzazione della figura di Sant’Agata.
I sottoscrittori della nota ricordano che uno dei punti di forza della Scuola è l’essere frequentata da persone di culture e fedi diverse. A loro avviso la scelta di intitolare la Scuola alla Patrona della città di Catania potrebbe essere interpretata come la sottolineatura di un mero elemento identitario, e questo non è in linea con la vocazione internazionale che la Scuola ambisce a mantenere e potenziare.
Infine, aggiungono, «non sussistono ragioni storiche per tale denominazione», come per esempio per la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che deve il nome al vicino convento di Sant’Anna.
I firmatari sottolineano che non sono contrari pregiudizialmente ad un cambio di nome, ma che questo deve essere frutto di “un processo trasparente e condiviso con l’intera comunità accademica e con il tessuto sociale del territorio”, e che deve avere luogo nel rispetto dell’articolo 36 dello Statuto di Ateneo concernente il procedimento di revisione statutaria. Di qui l’invito a rinviare la trattazione della proposta e ad avviare una consultazione con tutti gli attori coinvolti, interni ed esterni all’Ateneo. Perché la Scuola è di tutte e tutti. La Scuola è un bene comune.