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30 aprile 2026 - Aggiornato alle 18:30
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l'audizione

Il caso dell'insegnante di Gela: nesso riconosciuto tra vaccino Covid-19 e decesso, ma nessuna responsabilità penale

In commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria parla il legale della famiglia

30 Aprile 2026, 17:13

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Il vaccino

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Zelia Guzzo, insegnante trentasettenne di Gela morì cinque anni fa dopo la somministrazione del vaccino anti-Covid.

Gli atti del fascicolo penale avviato allora dalla procura di Gela, conclusosi con l’archiviazione, e quelli del contenzioso civile tuttora pendente sono stati acquisiti dalla commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria da Covid-19, presieduta dal senatore Marco Lisei.

I commissari intendono approfondire il caso dell’insegnante insieme ad altre vicende di decessi successivi alla vaccinazione.

Il procedimento penale si è chiuso senza rinvii a giudizio. “È stato riconosciuto il nesso tra la morte e la vaccinazione ma è mancato l'elemento soggettivo del reato e per questa ragione c'è stata l'archiviazione”, spiega l’avvocato Valerio Messina, legale della famiglia Guzzo.

Sul fronte civile, una decisione del giudice è attesa entro l’estate, sempre su iniziativa dei familiari. “Anche in questo caso – aggiunge Messina – la ctu ha riconosciuto il nesso tra la vaccinazione e le conseguenze che hanno portato al decesso”.

In sede amministrativa, con il riconoscimento del collegamento causale tra il vaccino e la morte, ai congiunti è già stato accordato un indennizzo.

L’avvocato Messina ha più volte relazionato alla commissione parlamentare ed è stato ascoltato in audizione. “Con la famiglia Guzzo siamo stati i primi in Italia ad aver ottenuto il riconoscimento del nesso tra la morte e la vaccinazione, in tutte le sedi – prosegue il legale – io stesso sono l’unico avvocato che fino a oggi è stato sentito dalla commissione parlamentare, su questioni giuridiche legate al caso Guzzo e ad altri analoghi”.

Davanti ai parlamentari, il difensore ha sostenuto che nella vicenda Guzzo “l'omissione appare tanto più grave se si considera che il rischio non era affatto sconosciuto allo stato della scienza all’1 marzo 2021. L'argomentazione si basa su una catena di evidenze scientifiche e segnali di farmacovigilanza che il produttore non poteva ignorare”.

Nella sua relazione tecnica ha richiamato casistiche in Italia e all’estero e ha ricordato che “durante gli stessi studi di Fase III del vaccino Vaxzevria, AstraZeneca aveva registrato tra gli eventi avversi di speciale interesse (AESI) quattro casi di eventi trombotici, tromboembolici e neurovascolari su 12.021 vaccinati, tra cui un’embolia polmonare e uno stroke ischemico”.

Resta però assente un pieno accertamento di responsabilità in sede penale o civile.

“Si è così creato un paradosso: lo Stato, da un lato, riconosce il danno e il nesso causale ai fini solidaristici dell’indennizzo, ma, dall’altro, non riesce a individuare un responsabile sul piano della giustizia ordinaria, civile o penale. Questo lascia le famiglie delle vittime con un senso di giustizia incompiuta”, conclude l’avvocato Messina.