le indagini
Ecco cosa sappiamo del delitto avvenuto nell'Ennese: il film dell'omicidio avvenuto in pieno centro
Dopo il fatto di sangue gli interrogatori e quel filo di rabbia interno al contesto del familiare
In piazza Riggio a Catanenuova lo scorso 3 dicembre la vita di Salvatore De Luca, 57 anni, si è spezzata prima ancora della morte ufficiale arrivata dodici giorni più tardi nel reparto di rianimazione dell’ospedale Cannizzaro di Catania. Da allora, il paese dell’Ennese ha continuato a convivere con una domanda apparentemente senza risposta: un uomo colpito in pieno centro, in pieno giorno, davanti a una comunità che si è scoperta improvvisamente fragile. A quasi cinque mesi di distanza, quell’inchiesta registra una svolta: i carabinieri della Compagnia di Enna, coordinati dalla Procura della Repubblica di Enna, hanno arrestato un 23enne ritenuto il presunto autore dell’aggressione. L’accusa, ora, è omicidio.
L'aggressore, originario dello stesso centro dell’Ennese, è stato rintracciato a Lecce, dove si era trasferito temporaneamente per ragioni di lavoro. A suo carico è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip, su richiesta della Procura di Enna, dopo mesi di attività investigative fatte di interrogatori, verifiche e accertamenti tecnici che avrebbero consentito di raccogliere elementi ritenuti gravi e concordanti.
Il giorno in cui tutto è cambiato
La ricostruzione dei fatti, nelle sue linee essenziali, restituisce la brutalità di un episodio che ha segnato il paese. Salvatore De Luca sarebbe stato raggiunto da una serie di pugni, cadendo a terra; l’aggressione, secondo gli elementi emersi nelle indagini e riportati, sarebbe poi proseguita con calci alla testa, fino a provocargli la perdita dei sensi. Soccorso e trasportato d’urgenza al Cannizzaro, l’uomo era apparso da subito in condizioni disperate.
Per dodici giorni la nuda realtà. De Luca, sposato e padre di un figlio, è rimasto ricoverato con prognosi riservata nel reparto di rianimazione dell’ospedale catanese. Il decesso è stato registrato il 15 dicembre. Con la morte della vittima, il procedimento – nato inizialmente come ipotesi di tentato omicidio – si è aggravato fino a configurare l’ipotesi di omicidio volontario.
La pista investigativa: mesi di lavoro e una cattura fuori regione
L’indagine non si è chiusa nell’immediatezza dei fatti. Anzi, proprio il tempo trascorso tra l’aggressione e l’arresto aiuta a capire il lavoro investigativo che ha portato alla misura cautelare. I militari della Sezione Operativa della Compagnia di Enna, sotto il coordinamento della Procura, hanno proseguito per settimane con escussioni, riscontri e analisi tecniche. È su questo impianto probatorio che la Procura ha poi chiesto al gip il carcere per il giovane oggi arrestato.
Il nodo del movente: contrasti personali, familiari, una verità ancora da mettere a fuoco
Sul movente, allo stato, è necessario usare parole misurate. Le fonti convergono nel collocare l’origine dell’aggressione dentro un quadro di dissidi personali e vicende familiari. C’è un filone relazionale, privato, che secondo gli investigatori avrebbe fatto da sfondo al pestaggio. Ma il grado esatto di questi legami e il peso specifico dei singoli attriti dovranno essere chiariti nel corso del procedimento.
La difesa e la presunzione di innocenza
Fin dalle prime fasi dell’inchiesta, il giovane poi arrestato aveva respinto le accuse. A metà dicembre il 23enne, assistito dagli avvocati Lorenzo Caruso e Sandro Fagone, si era dichiarato estraneo ai fatti contestati. È un elemento che resta centrale anche oggi: l’arresto rappresenta una svolta investigativa importante, ma non equivale a una sentenza. La misura cautelare certifica che, secondo il giudice, esistono presupposti e indizi tali da giustificare il carcere in questa fase; la responsabilità penale, però, potrà essere accertata solo nel contraddittorio processuale.