English Version Translated by Ai
30 aprile 2026 - Aggiornato alle 23:17
×

il giallo

Bagheria, la pista dell’incidente e i nodi che restano: verso l’archiviazione l’inchiesta sulla morte in piscina

Nove mesi dopo gli esami escludono la presenza droghe e violenza. La famiglia è pronta all'opposizione

30 Aprile 2026, 21:53

22:00

Simona Cinà

Seguici su

Va verso l'archiviazione l'indagine per la morte di Simona Cinà, la giovane pallavolista di 20 anni trovata senza vita sul fondo di una piscina a Bagheria, nella notte tra l’1 e il 2 agosto dello scorso anno. Oggi, a nove mesi da quella tragedia, l’indagine della Procura di Termini Imerese si orienta verso una possibile archiviazione: la linea investigativa prevalente è quella di un incidente, maturato dopo un malore in acqua, senza evidenze di violenza da parte di terzi.

La direzione della Procura: “incidente” più che reato

Per gli inquirenti la morte di Simona Cinà sarebbe stata provocata da un malore sopraggiunto mentre la giovane si trovava già in acqua. Da qui la tesi dell’annegamento accidentale. Secondo questa ricostruzione, la ragazza non sarebbe caduta in piscina, ma si sarebbe sentita male mentre era già appoggiata a uno dei bordi, scivolando poi sul fondo senza generare un allarme immediato tra i presenti. Il corpo della giovane venne infatti notato soltanto intorno alle 4:00-4:10, quando la festa era ormai agli sgoccioli.

La Procura, fin dai primi giorni, aveva peraltro escluso alterazioni della scena e sottolineato il comportamento collaborativo dei partecipanti sentiti come persone informate sui fatti. In una nota i magistrati confermavano che la zona del decesso non era stata manomessa e che erano stati posti sotto sequestro sia gli indumenti della ragazza sia le bottiglie presenti nella villa.

Gli esami tossicologici: niente droghe, ma alcol “molto sopra il limite”

Il dato nuovo e più rilevante, sul piano medico-legale, arriva dagli esami tossicologici. I test eseguiti dall’équipe di Medicina legale del Policlinico di Palermo, coordinata dal medico che ha eseguito l’autopsia, Tommaso D’Anna, hanno escluso l’assunzione di sostanze stupefacenti, incluse quelle sintetiche. È invece risultato positivo il test relativo all’alcol, con un tasso “molto sopra il limite”. Dire che c’era alcol nel sangue non significa, da solo, spiegare tutto.

Già a settembre, del resto, le anticipazioni sugli esami andavano in quella direzione.

Autopsia e corpo: l’annegamento, l’assenza di violenza, i segni spiegati dai medici

Il primo esito dell’autopsia, eseguita il 7 agosto 2025, aveva già confermato la causa della morte: annegamento. La presenza di acqua nei polmoni, secondo quanto riportato nelle cronache, aveva avvalorato l’ipotesi che Simona Cinà fosse ancora viva quando finì sott’acqua. Restava però aperto il tema dell’orario esatto del decesso, da confrontare con la sequenza dei fatti raccontata dai testimoni.

A distanza di mesi, l’ulteriore chiarimento medico-legale riguarda proprio i segni che avevano alimentato dubbi e sofferenza nella famiglia. Sul corpo, secondo quanto riportato nell’ultimo aggiornamento, non sono emersi segni di violenza. Gli ematomi sullo sterno sarebbero compatibili con i tentativi di rianimazione praticati dagli amici; il segno scuro sulla nuca, invece, sarebbe stato ricondotto alla posizione mantenuta dalla testa nei giorni successivi al decesso, poggiata su una lastra d’acciaio.

La notte della festa: dagli 80 invitati alle 43 bottiglie sequestrate

Per capire perché questa vicenda continui a colpire così profondamente l’opinione pubblica, bisogna tornare a quella notte. Nella villa di contrada Mongerbino/Aspra, nel territorio di Bagheria, era in corso una festa di laurea alla quale, secondo le ricostruzioni iniziali, erano state invitate circa 80 persone, con un messaggio su WhatsApp che prevedeva anche una quota per partecipare e usufruire dell’open bar. Nelle ore successive alla tragedia, i Carabinieri sequestrarono nella villa 43 bottiglie di alcolici: 25 bottiglie di gin, circa 6 bottiglie di spritz e 12 bottiglie di spumante, oltre a indumenti e altri oggetti ritenuti utili alle indagini. Un dato materiale, questo, che contribuisce a restituire il contesto della serata e che, alla luce degli esami tossicologici, assume oggi un peso ancora maggiore.

I dubbi della famiglia e la possibile opposizione all’archiviazione

La famiglia di Simona Cinà non ha mai nascosto i propri dubbi. Sin dai primi giorni aveva sollecitato chiarezza su diversi aspetti della vicenda, dalla dinamica ai tempi del ritrovamento. Col passare dei mesi, l’assistenza legale è stata assunta dagli avvocati Antonio Ingroia e Marco Ingroia. Già a settembre Antonio Ingroia aveva contestato il metodo con cui i risultati tossicologici erano filtrati sulla stampa prima del deposito formale, chiedendo di poterli esaminare direttamente.

Ora, davanti alla prospettiva di una chiusura del fascicolo, la posizione resta prudente ma ferma. “Attendiamo le determinazioni della procura”, ha dichiarato Antonio Ingroia; “ma è chiaro che se sarà così siamo pronti ad opporci”.