Il mondo criminale dei furti d’auto, fra mercati esteri e gang tecnologiche
Alfa Romeo rubata in via Alessandro Volta a Nesima. «L’auto comprata con sacrificio. Era anche dotata di block system». È solo uno degli ultimi annunci postati nella pagina social “auto rubate a Catania e dintorni”. E purtroppo di post come questi ce ne sono a bizzeffe. Anche più di uno al giorno. Pare non esserci più una zona sicura in città o un orario più o meno rischioso. Di giorno, di notte. Mattina o pomeriggio. E nel fiume di foto e video ci sono anche suv e utilitarie smantellate da fari, cerchioni, portiere. Catania, come raccontano le inchieste, ha gang specializzate in furti d’auto con legami anche con la mafia. Abbiamo posto delle domande a Davide Occhiogrosso, comandante del Reparto Operativo dei carabinieri.

Colonnello, i furti d’auto a Catania sono uno dei crimini più diffusi. Ed è forse uno dei fenomeni criminali che hanno una forte incidenza nella percezione della sicurezza?
«Il furto di autovettura è un fenomeno delittuoso di grande rilevanza sul territorio nazionale, che costituisce una preziosa fonte di finanziamento per la criminalità e provoca notevoli disagi per le vittime. Il fenomeno non è omogeneo su scala nazionale e vede una concentrazione di eventi, circa l’80% del totale, in Lombardia, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia, con particolare rilevanza nelle Province di Napoli, Foggia, Bari, Palermo e Catania. Sebbene non esistano dati precisi sui brand più colpiti, i modelli maggiormente coinvolti sono principalmente le autovetture utilitarie e i suv/crossover, che generano maggiori richieste di pezzi di ricambio, ma anche quelli caratterizzati da un maggiore valore economico dei ricambi».
Infatti le “cannibalizzazioni” di automobili sono proprio all’ordine del giorno.
«Si registra un aumento crescente dei furti parziali, fenomeno noto come “cannibalizzazione” che colpisce i veicoli più nuovi fino ai 6 anni. Questi crimini causano ingenti danni economici ai proprietari dei mezzi e alimentano il mercato nero anche internazionale dei pezzi di ricambio».
Come vi state muovendo per il contrasto?
«Il comando provinciale dei carabinieri è impegnato con determinazione al contrasto al fenomeno mediante numerose attività info-investigative condotte dai reparti dipendenti e il potenziamento dei servizi di controllo del territorio nelle aree e negli orari di maggior incidenza. Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori dell’Arma sono le modalità operative utilizzate dagli autori, connesse alle finalità criminali. In primis, il furto di auto con successiva richiesta estorsiva finalizzata alla restituzione del mezzo dietro pagamento di una somma di denaro (cosiddetto “cavallo di ritorno”), una pratica che espone anche i proprietari a conseguenze penali in caso di accettazione della richiesta; per questo si consiglia sempre di collaborare con le forze dell’ordine per segnalare eventuali contatti con i criminali nelle fasi successive al furto, evitando qualsiasi trattativa. Pagare per riottenere il proprio veicolo significa, infatti, sostenere indirettamente l’attività criminale e favorire il ripetersi di questi reati».
Cosa c’è dietro il fenomeno criminale delle auto rubate?
«Le organizzazioni criminali più strutturate utilizzano le autovetture rubate, soprattutto del segmento lusso e suv, per alimentare il mercato estero illegale; in tal caso, spesso i mezzi vengono “ripuliti” tramite contraffazione dei telai e dei documenti. Inoltre, le autovetture rubate o parti di esse vengono utilizzate per riparare autovetture incidentate comprate a bassissimo prezzo da autodemolitori compiacenti».
Ma voi riuscite a scoprire queste auto taroccate?
«Il personale dell’Arma dei carabinieri ha acquisito una specifica competenza per verificare l'autenticità di un veicolo: ogni tentativo di contraffazione, per quanto sofisticato, può essere individuato attraverso approfonditi accertamenti tecnici a cura di personale specializzato nel ripristino e nell’analisi dei contrassegni identificativi».
A Catania esistono vere e proprie bande organizzate che hanno a disposizione strumentazioni sempre più sofisticate. Può dare qualche consiglio?
«I criminali riescono ad aggirare i sistemi elettronici o le chiusure keyless, utilizzando diverse strategie di attacco, quali ad esempio ripetitori di segnale per intercettare la frequenza della chiave, le porte di diagnosi interna dell’autovettura per riprogrammare nuove chiavi, accessi diretti ai cavi della rete interna per inviare falsi comandi e sbloccare portiere e motore. I sistemi antifurto meccanici e digitali installati sui veicoli possono rendere più difficile l’azione criminosa; tra questi, per esempio l’installazione di Gps per la localizzazione, il tracciamento e il controllo da remoto delle autovetture, nonché numerosi dispositivi meccanici che inibiscono lo sterzo, il volante, la pedaliera».
Una volta che l’auto è rubata come si muovono queste gang?
«La modalità d’azione ben collaudata è basata sulla cosiddetta “regola dei tre giorni”, periodo entro il quale viene chiesto al proprietario il pagamento di una somma di denaro per la restituzione del veicolo. Trascorso il termine senza ricevere quanto preteso, il mezzo viene rapidamente smontato e i singoli componenti immessi nel circuito illecito dei ricambi».
Le strategie di contrasto hanno prodotto effetti?
«Nel 2024 sono stati effettuati 75 arresti in flagranza e 17 denunce in stato di libertà, con il recupero di 236 veicoli, mentre nel 2025 si sono registrati 69 arresti e 20 denunce, per un totale di 232 mezzi rinvenuti e restituiti ai legittimi proprietari. Inoltre, l’Arma ha pianificato e condotto mirate attività ispettive nei confronti di autodemolitori e ricambisti abusivi, considerati snodi cruciali della filiera illegale, durante le quali sono stati segnalati per ricettazione di veicoli e componenti, 43 operatori del settore nel 2024 e ben 52 nel 2025. Il fenomeno ha registrato una sensibile diminuzione nel 2025 rispetto al 2024 con una flessione del 15%, da 5.202 furti denunciati a 4.395. Sotto il profilo territoriale, il fenomeno si manifesta con maggiore incidenza nel Comune di Catania, nonché nei comuni della fascia pedemontana e costiera, tra cui Gravina di Catania, Paternò, Acireale, e Giarre. I furti di autovetture, unitamente alle attività di ricettazione e alle pratiche estorsive connesse, rappresentano una rilevante fonte di sostentamento per la criminalità».