Storia
La strage di Portella della Ginestra, quella giornata di sangue sulla festa del lavoro del 1947
Il massacro di contadini ma anche di donne e bambini che trasformò la celebrazione in tragedia, tra rivendicazioni agrarie, collusioni mafiose e depistaggi giudiziari
La strage di Portella della Ginestra rappresenta uno dei episodi più tragici della storia italiana del dopoguerra. Il 1° maggio 1947, circa duemila lavoratori e contadini dei comuni di Piana degli Albanesi, San Giuseppe Jato e San Cipirello, in provincia di Palermo, si riunirono nella piana di Portella della Ginestra per celebrare la Festa del Lavoro, la prima dell'Italia repubblicana dopo il fascismo, e per manifestare contro il latifondismo.
Contesto storico
Dopo la vittoria del Fronte Popolare (PCI-PSI) alle elezioni regionali siciliane del 20-21 aprile 1947, i braccianti arbëreshë e siciliani occupavano le terre incolte per chiedere riforme agrarie. La tensione era alta: agrari, mafia e separatisti temevano l'ascesa della sinistra.
La folla, con famiglie, donne e bambini, ascoltava i discorsi dei sindacalisti Placido Rizzotto e Accursio Miraglia quando, intorno alle 10,30, raffiche di mitra e fucili piovvero dai costoni del Monte Pizzuta.
La strage
La banda del bandito Salvatore Giuliano sparò per circa 20-30 minuti, uccidendo 11-12 persone sul colpo (tra cui tre bambini: Girolamo Lo Verso di 8 anni, Salvatore Giuliano di 11 e Francesca Randazzo di 13) e ferendone oltre 30, alcune delle quali morirono dopo.
Le vittime includevano contadini come Vincenzo Colajanni e Antonino Cangelosi. I banditi usarono armi automatiche, forse una mitragliatrice, colpendo una folla inerme senza ripari.
Responsabilità e conseguenze
Giuliano rivendicò l'attacco come ritorsione contro gli "schifiosi comunisti", ma il processo del 1948-1950 a Montelepre rivelò depistaggi: testimoni parlarono di mandanti tra agrari, DC e mafia. Giuliano fu ucciso nel 1950, i suoi complici condannati ma poi amnistiati. I veri mandanti restano oscuri, simboleggiando la lotta tra classi sociali nel Meridione.
Foto da Fb