Cronaca
Omicidio Ottaviano a Scicli, decisa la data dell'udienza preliminare
Sono tre le persone indagate per il fatto di sangue di due anni fa. Il 25 giugno in tribunale davanti al gip
Ci sono notti che segnano per sempre la storia di una comunità. La notte del 12 maggio 2024, a Scicli, è una di quelle che restano impresse come una ferita che non si rimargina: la notte in cui Giuseppe Ottaviano ha perso la vita, lasciando un vuoto profondo e domande che ancora oggi cercano risposta. A quasi due anni da quel momento, la vicenda torna al centro dell’attenzione con l’avvicinarsi dell’udienza preliminare, fissata per il 25 giugno davanti al gip Gaetano Dimartino presso il Tribunale di Ragusa.
Secondo gli inquirenti, il movente sarebbe di natura passionale. Una trama complessa di sentimenti, gelosie, legami interrotti e tensioni personali che avrebbe generato una spirale di violenza culminata in un delitto che ha sconvolto Scicli e l’intero territorio ibleo. Una storia che parla di fragilità umane, di emozioni che diventano tempesta, di scelte che precipitano nel buio.
A rispondere di omicidio aggravato in concorso sono due uomini. Il primo è un 44enne, in carcere dal 5 novembre scorso, difeso dagli avvocati Francesco Villardita del Foro di Caltagirone e Daniela Coria del Foro di Ragusa. Il secondo è un 27enne, difeso dall’avvocato Edoardo Cappello del Foro di Ragusa.
In posizione diversa, ma comunque coinvolta, c’è la 35enne compagna del 44enne, ex di Giuseppe Ottaviano, che deve rispondere di favoreggiamento. Anche lei è difesa dall’avvocato Coria.
Sono nomi, ruoli, capi d’accusa. Ma dietro ogni nome c’è una storia, dietro ogni storia un dolore, dietro ogni dolore una comunità che attende verità.
Il 25 giugno, in quell’aula, si incroceranno sguardi e silenzi: quelli della famiglia di Giuseppe, che da due anni porta il peso di un’assenza insopportabile; quelli degli imputati, chiamati a rispondere delle accuse; quelli di una città che non ha mai smesso di chiedersi come sia potuto accadere. Sarà un momento carico di attesa, di tensione, di speranza. Perché quando una vita viene spezzata così, ciò che resta è un bisogno profondo di chiarezza, di giustizia, di un percorso che possa almeno restituire un frammento di pace.
Scicli, in questi mesi, ha continuato a convivere con il ricordo di quella notte. Le strade, le piazze, i volti: tutto sembra ancora attraversato da un’eco che non si spegne. E mentre il processo si avvicina, la città trattiene il fiato, consapevole che nessuna sentenza potrà cancellare il dolore, ma potrà dare un nome, un ordine, un senso a ciò che è stato.
L’omicidio di Giuseppe Ottaviano non è solo un fatto di cronaca. È una ferita che chiede di essere compresa, una storia che chiede di essere ascoltata, un vuoto che chiede di essere riconosciuto. E il 25 giugno inizierà un nuovo capitolo: quello in cui la verità proverà a farsi strada, passo dopo passo, tra emozioni, responsabilità e memoria.