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il caso

"Un papà pieno d'amore": l'ultimo oltraggio di Riina Jr. (con Cicciolina) alle vittime della mafia sulla radio ungherese

In Ungheria il figlio del superboss dipinge un'infanzia idilliaca e normale. Una narrazione che tenta di umanizzare il mandante delle stragi più feroci della storia d'Italia

02 Maggio 2026, 17:18

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"Un papà pieno d'amore": l'ultimo oltraggio di Riina Jr. (con Cicciolina) alle vittime della mafia sulla radio ungherese

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In Ungheria, la brutale vicenda di Cosa Nostra è stata degradata a grottesco intrattenimento mattutino. Per quattro mesi il seguitissimo morning show Balázséék, in onda su Rádió 1 e forte di una media di 1,6 milioni di ascoltatori, ha trasformato la biografia del “Capo dei capi” in una cinica operazione pop.

Al centro della programmazione c’è Riina family life, il volume firmato da Giuseppe Salvuccio Riina, figlio di Totò Riina, già condannato a 8 anni e 10 mesi per associazione mafiosa.

La trasmissione ha allestito un surreale circo mediatico: sulle note della colonna sonora de Il Padrino, celebrità ungheresi — cantanti, influencer, l’ex pornostar Ilona Staller (Cicciolina) e persino figure della criminalità locale come Péter Tasnádi — si sono alternate nella lettura quotidiana del libro.

Un’operazione promozionale che tenta pericolosamente di normalizzare un personaggio come "Totà U curtu" , ridipingendo uno dei più spietati boss della storia italiana come un premuroso “padre modello”.

«In famiglia vivevamo una vita normale. Per noi bambini la cosa più importante era che vivevamo nell’amore», ha dichiarato con tono pacato Salvuccio ai microfoni ungheresi. Parole in stridente contrasto con la verità storica. Totò Riina non era semplicemente un uomo che «non portava il lavoro a casa», ma il mandante sanguinario di innumerevoli omicidi e delle stragi che hanno lacerato il Paese. Trincerarsi dietro l’affetto filiale, sostenendo di non poter giudicare il padre «sulla base delle notizie dei giornali», è un oltraggio alla memoria alle centinaia di vittime innocenti uccise dalla mafia. 

I conduttori dello show hanno trattato l’ospite con evidente sarcasmo. «Dobbiamo baciare un anello col sigillo?» hanno chiesto in apertura, per poi ironizzare sul quadretto familiare: «Questo è rassicurante, non avrei potuto vivere con l’idea che un boss mafioso non viva nell’amore...». Alla fine lo hanno congedato deridendolo: «Speriamo che il libro sia più interessante di questa intervista». Ma beffa e dileggio non cancellano la gravità di quanto accaduto: la mafia ridotta a folclore.