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3 maggio 2026 - Aggiornato alle 13:20
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Giudiziaria

Ricorso in Cassazione per "errore di fatto": la difesa di Giuliano Cardamone contesta l'identificazione dei pentiti

La contestazione dopo la condanna a 10 anni dell'ex dirigente della polizia penitenziaria del carcere di Bicocca di Catania

03 Maggio 2026, 11:49

11:50

carcere di bicocca

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Un ricorso straordinario per "errore di fatto" è stato presentato alla Corte di Cassazione contro l’inammissibilità del ricorso al terzo grado di giudizio per la la sentenza della Corte d’appello di Catania che, il 18 marzo del 2025, ha condannato il 70enne Giuliano Gerardo Cardamone, ex dirigente della polizia penitenziaria del carcere di Bicocca del capoluogo etneo, a 10 anni di reclusione per corruzione e concorso esterno all’associazione mafiosa.

A firmare il ricorso è stato il suo legale, l’avvocato Giuseppe Lipera, contestando «l'errore di fatto per omessa percezione del contenuto espositivo del ricorso di legittimità, le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Girolano Barbagallo e il mancato confronto con argomentazioni, atti e documenti».

Il particolare il penalista nel ricorso sottolinea come "Barbagallo avesse identificato un soggetto diverso dal Cardamone quale effettivo responsabile delle condotte clandestine all’interno della casa circondariale di Catania Bicocca».

Una identificazione, osserva l’avvocato Lipera, che "smentiva radicalmente la fonte principale d’accusa, il collaboratore di giustizia Laudano, già contraddetta dai collaboratori Franco Russo e Anzelmi Nazareno come peraltro risultava analiticamente esposto nel ricorso».

«La Corte - argomenta il penalista - ha così escluso la portata decisiva del contributo dichiarativo in questione: se il Collegio avesse correttamente percepito che il contenuto di quelle dichiarazioni sulla base delle specifiche indicazioni operate con il ricorso, non avrebbe potuto dichiarare la genericità del motivo per mancata autosufficienza, e avrebbe dovuto esaminarne la fondatezza nel merito».