L'intervento
Dalle droghe sintetiche al Fentanyl. L'esperta: «Assumerle è davvero pericoloso»
La professoressa di Tossicologia Forense, Barbera: «La molecola alcune volte è modificata in modo tale da non essere rilevabile»
Molecole modificate che a volte sono irriconoscibili ai test tossicologici. «Il ventaglio dell’offerta delle droghe chimiche è così variegato che non si riesce a stargli dietro», parola di Nunziata Barbera, professore associato di Medicina Legale e Tossicologia Forense e responsabile del Laboratorio di Tossicologia Forense dell’Università di Catania. Le produzioni di quelle che vengono chiamate in gergo “smart-drug” sono affidati a chimici professionisti che preparano questi pericolosi incroci partendo dai narcotici storicamente conosciuti e codificati: cocaina, cannabis ed eroina. E se nei laboratori non ci sono gli esperti, comunque quest’ultimi danno le istruzioni per “cucinare”.
«Basta modificare una virgola della molecola della sostanza originale: è come cambiare una sola lettera del codice fiscale di una persona», aggiunge la tossicologa. Il risultato di queste mescolanze sintetiche è renderle più potenti. E quindi più pericolose. «I rischi della salute sono amplificati perché se si assumono droghe chimiche che ancora non conosciamo diventa un problema anche trovare la giusta terapia per curare. Ma quello che va ripetuto all’infinito - argomenta Barbera - è che comunque il paziente va portato in ospedale perché il supporto delle funzioni vitali è fondamentale in queste circostanze. Può salvare la vita». Dai dati in mano alla docente universitaria però pare che le droghe chimiche siano ancora poco diffuse nel distretto catanese. Il consumo più alto resta quello della cannabis, a seguire cocaina e crack (che si presenta in cristalli e invece di essere sniffata si fuma). Il consiglio resta uno: «Quando si acquista una dose - avverte Barbera - nel mercato nero o nel deep web non si sa mai quello che si sta assumendo in realtà. Provare questo tipo di droghe presenta pericoli davvero elevati. Perché nessuno può prevedere quale sarà la reazione del nostro organismo all’assunzione di una determinata sostanza. Già accade coi farmaci, ci sono persone che dopo la somministrazione di alcune medicine vanno in shock anafilattico».
Le molecole psicotrope si dividono in tre grandi categorie: deprimenti del sistema nervoso centrale, eccitanti e allucinogeni. Alla prima categoria appartiene l’eroina, il metadone, i barbiturici, l’alcol («la droga legale»). Gli eccitanti sono cocaina, crack, anfetamina. L’allucinegeno più conosciuto è LSD. Un capitolo a parte meritano i cannabinoidi. «L’effetto è quello di esaltare l’umore di base del soggetto. Quindi se una persona è depressa si deprime di più, al contrario può esaltarsi maggiormente. Comunque di base genera una distorsione della realtà», afferma Barbara. La professoressa poi vuole sfatare una leggenda: «Scientificamente non esistono droghe leggere: la cannabis è una droga punto. La differenza la fa la quantità di Thc». Se nella normalità la quantità nelle sostanze vendute illegalmente si attesta fra il 7 e il 12%, la tossicologa si è trovata di fronte ultimamente al sequestro di “Wax”, che si presenta sotto forma di resina, che «di Thc ne ha quasi il 70-80%». Gli effetti per tutte le droghe sono devastanti per cervello, cuore e polmoni.
Dal 2024 poi è scoppiato l’allarme Fentanyl. «È un oppiaceo, 200 volte più potente dell’eroina, che è usato molte volte sotto forma di cerotto per i malati terminali con gravi forme di neoplasie. La spacciano sotto questa forma: masticano i cerotti o la sciolgono nell’acqua calda come fosse una tisana. Si presenta anche liquido o in pillole. Per i suoi effetti la chiamano la “droga degli zombie”: dopo il consumo i soggetti si pietrificano come statue. La diffusione in Sicilia ancora non è emersa, ma questo non ci deve fare abbassare la guardia: sul dark web si può acquistare di tutto». Barbera spesso parla ai ragazzi delle scuole. Gli adolescenti sono i soggetti più a rischio e vanno informati sui pericoli. «L’assunzione di droghe alcune volte serve a riempire un vuoto o un disagio. C’è una cosa che prima o poi dobbiamo capire: la tossicodipendenza è una vera e propria malattia. E come tale va affrontata a tutti i livelli sanitari e istituzionali», chiosa la professoressa.