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il caso

Muore dopo intervento bariatrico a Roma: la famiglia chiede 1,5 milioni di risarcimento

Deceduta una 62enne di Ravenna operata alla clinica Salvador Mundi. Avviato un accertamento tecnico preventivo al tribunale civile e un processo penale per omicidio colposo

04 Maggio 2026, 11:29

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Muore dopo intervento bariatrico a Roma: la famiglia chiede 1,5 milioni di risarcimento

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I familiari di una donna di 62 anni, deceduta nell’estate 2023 a meno di un mese da un intervento di sleeve gastrectomy (procedura bariatrica per la perdita di peso) eseguito presso la clinica romana Salvador Mundi, hanno chiesto un risarcimento superiore a 1,5 milioni di euro alla struttura sanitaria e al chirurgo.

L’azione civile, promossa dalle avvocate Chiara Rinaldi e Federica Zaccarini, è stata introdotta con un’istanza di accertamento tecnico preventivo davanti al Tribunale di Ravenna, città di residenza della paziente. Parallelamente, a Roma è pendente un procedimento penale a carico del medico, per omicidio colposo e responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, incardinato dinanzi al giudice monocratico competente.

Nel frattempo, la giudice civile di Ravenna, Elisa Romagnoli, nominerà un consulente tecnico d’ufficio incaricato di esaminare la documentazione clinica, ricostruire la dinamica dei fatti e individuare le cause del decesso.

I consulenti nominati dalla Procura, Alberto Zaccaroni e Donatella Fedeli, nelle loro conclusioni hanno rilevato una serie di criticità nelle fasi preoperatoria, intraoperatoria e postoperatoria dell’intervento, eseguito il 28 luglio 2023 su una donna che, fatta eccezione per l’obesità, non presentava patologie significative.

I congiunti parlano di una «chiara e drammatica sequenza causale» che collegherebbe l’operazione del 28 luglio al decesso, avvenuto il 23 agosto dopo una lunga agonia e vari ulteriori interventi dovuti a complicanze riconducibili, con elevata probabilità, alla riapertura della sutura chirurgica.

Secondo l’impostazione accusatoria, nella fase preparatoria non sarebbero stati eseguiti gli accertamenti previsti dalle linee guida. Il referto operatorio è stato inoltre definito «incompleto» dai consulenti del pubblico ministero, poiché non menzionava un problema insorto durante l’atto chirurgico. Anche le dimissioni sarebbero avvenute sottovalutando esami radiologici: elementi che, sempre secondo le consulenze e l’atto di parte, avrebbero impedito una diagnosi tempestiva e un trattamento adeguato.